domenica 11 settembre 2011

Sei minuti

“-Ma chi me l’ha fatto fare ?-“
Ansimava e le gambe sembravano di legno
“-Ma chi me l’ha fatto fare?-“ Ripeteva Lucia a se stessa con il cuore che stava
per scoppiare.
A 45 anni aveva deciso che era arrivato il momento di iniziare a correre.
Footing, Jogging, Walking. Queste parole riempivano la bocca delle sue
colleghe di banca. Loro sembravano entusiaste, più toniche, qualcuna anche
dimagrita.
Aveva letto su “Donna in forma” che a 40 anni si deve iniziare con sei minuti
di corsa per poi aumentare di due, ogni volta successiva.
“-Non sembra complicato, in fondo cosa sono sei minuti? Neanche il tempo
di iniziare e sono già a casa di nuovo-“
Così quel lunedì sera dopo il lavoro, tirò fuori le vecchie Adidas masticate
e gli unici pantaloni della tuta che ancora le andavano. La felpa era quella
che ogni tanto usava come pigiama, una sorta di coperta di Linus che le
trasmetteva tenerezza e sostituiva quella carezza di cui nella sua vita aveva
imparato a fare a meno .
Abitava ai piedi dei Colli Berici, quindi, le era bastato uscire dal cancello per
trovare  un sentiero tranquillo adatto per l’occasione.
Iniziò camminando, almeno fino alla curva , giusto il tempo di scompa-
rire alla vista dei vicini che avrebbero trovato curiosa questa sua
nuova avventura.
Svoltato l’angolo, iniziò a correre, lentamente, cercando di respirare
con il naso. Aveva dato un’occhiata all’orologio, giusto
per non esagerare  la prima volta. Era passato solo un minuto.
“-Un minuto? Non è possibile, sembrano almeno dieci-“
Il respiro si fece sempre più rumoroso, come carta vetrata passata sui
polmoni. Le gambe si erano irrigidite, incapaci di seguire i piedi
che invece accarezzavano il terreno.
“-Ma se Vanna e Simona mi raccontano di correre per 40 minuti?-“
Si fermò,  sconfitta dalla sua non resistenza. Non ce la faceva più, ed
aveva corso solo per tre minuti.
Si accovacciò sull’erba, cercando di riprendere un colore più tenue perché
anche se non si vedeva, sapeva che le sue guance avevano molto del cardina-
lizio.
Non appena il respiro tornò normale si accorse di essere immersa nel silenzio.
Intorno a lei i colli si ergevano fieri ma disponibili. Erano vivi e colorati e le
sussurravano, avvolgendola di sensazioni.
Le stesse  sensazioni che provava quando era in viaggio, quando si ritagliava
degli spazi solo per lei per entrare in sintonia  con i luoghi che scopriva.
E come ogni volta si sentiva viva e protagonista del mondo a cui non era
facile appartenere.
Guardò l’orologio, ricordandosi che doveva portare a termine il suo progetto.
Mancavano ancora tre minuti…
Ripartì di corsa, un po’ barcollante e dopo poco, di nuovo, ricominciò ad
ansimare.
Si fece forza , distraendosi con i ricordi dei suoi viaggi e , quasi per
miracolo, arrivò alla curva che la nascondeva da casa sua.
Percorse gli ultimi metri che la separavano dal cancello, fiera della sua impresa!
Aveva rotto il ghiaccio.
Aveva corso per sei minuti. Si, certo, non consecutivi, ma né la rivista (che
secondo lei aveva sbagliato qualcosa ), né Vanna e Simona lo avrebbero mai
saputo.
Entrò in casa e decise  di non infilarsi subito sotto la doccia.
Il sudore le faceva compagnia  e sembrava orgoglioso di lei.
Pensò che meritava un premio.
Si preparò tre spritz e  sdraiata sul divano, li bevve , lentamente , uno dietro l’altro,
da sola
Si gratificò con sei minuti di spritz.



26/04/2009
Binomio fantasma “viaggio-spritz”

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