“-Ma chi me l’ha fatto fare ?-“
Ansimava e le gambe sembravano di
legno
“-Ma chi me l’ha fatto fare?-“
Ripeteva Lucia a se stessa con il cuore che stava
per scoppiare.
A 45 anni aveva deciso che era
arrivato il momento di iniziare a correre.
Footing, Jogging, Walking. Queste
parole riempivano la bocca delle sue
colleghe di banca. Loro
sembravano entusiaste, più toniche, qualcuna anche
dimagrita.
Aveva letto su “Donna in forma”
che a 40 anni si deve iniziare con sei minuti
di corsa per poi aumentare di
due, ogni volta successiva.
“-Non sembra complicato, in fondo
cosa sono sei minuti? Neanche il tempo
di iniziare e sono già a casa di
nuovo-“
Così quel lunedì sera dopo il
lavoro, tirò fuori le vecchie Adidas masticate
e gli unici pantaloni della tuta
che ancora le andavano. La felpa era quella
che ogni tanto usava come
pigiama, una sorta di coperta di Linus che le
trasmetteva tenerezza e
sostituiva quella carezza di cui nella sua vita aveva
imparato a fare a meno .
Abitava ai piedi dei Colli Berici,
quindi, le era bastato uscire dal cancello per
trovare un sentiero tranquillo adatto per l’occasione.
Iniziò camminando, almeno fino
alla curva , giusto il tempo di scompa-
rire alla vista dei vicini che
avrebbero trovato curiosa questa sua
nuova avventura.
Svoltato l’angolo, iniziò a
correre, lentamente, cercando di respirare
con il naso. Aveva dato
un’occhiata all’orologio, giusto
per non esagerare la prima volta. Era passato solo un
minuto.
“-Un minuto? Non è possibile,
sembrano almeno dieci-“
Il respiro si fece sempre più
rumoroso, come carta vetrata passata sui
polmoni. Le gambe si erano
irrigidite, incapaci di seguire i piedi
che invece accarezzavano il
terreno.
“-Ma se Vanna e Simona mi
raccontano di correre per 40 minuti?-“
Si fermò, sconfitta dalla sua non resistenza. Non
ce la faceva più, ed
aveva corso solo per tre minuti.
Si accovacciò sull’erba, cercando
di riprendere un colore più tenue perché
anche se non si vedeva, sapeva
che le sue guance avevano molto del cardina-
lizio.
Non appena il respiro tornò
normale si accorse di essere immersa nel silenzio.
Intorno a lei i colli si ergevano
fieri ma disponibili. Erano vivi e colorati e le
sussurravano, avvolgendola di
sensazioni.
Le stesse sensazioni che provava quando era in
viaggio, quando si ritagliava
degli spazi solo per lei per
entrare in sintonia con i luoghi
che scopriva.
E come ogni volta si sentiva viva
e protagonista del mondo a cui non era
facile appartenere.
Guardò l’orologio, ricordandosi
che doveva portare a termine il suo progetto.
Mancavano ancora tre minuti…
Ripartì di corsa, un po’
barcollante e dopo poco, di nuovo, ricominciò ad
ansimare.
Si fece forza , distraendosi con
i ricordi dei suoi viaggi e , quasi per
miracolo, arrivò alla curva che
la nascondeva da casa sua.
Percorse gli ultimi metri che la
separavano dal cancello, fiera della sua impresa!
Aveva rotto il ghiaccio.
Aveva corso per sei minuti. Si,
certo, non consecutivi, ma né la rivista (che
secondo lei aveva sbagliato
qualcosa ), né Vanna e Simona lo avrebbero mai
saputo.
Entrò in casa e decise di non infilarsi subito sotto la
doccia.
Il sudore le faceva
compagnia e sembrava orgoglioso di
lei.
Pensò che meritava un premio.
Si preparò tre spritz e sdraiata sul divano, li bevve ,
lentamente , uno dietro l’altro,
da sola
Si gratificò con sei minuti di
spritz.
26/04/2009
Binomio fantasma “viaggio-spritz”
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