domenica 11 settembre 2011

Alla radio





Cavoli, si è messo anche a piovere. Il traffico sarà impazzito e io sono già in ritardo.
Sono indecisa sulle scarpe. Sicuramente nere, ma quelle con il laccetto alla caviglia o i tronchetti?
Vada per i tronchetti, considerando anche il tempo.
Spero che a lui piaccia questo nuovo vestito, ho mangiato insalata tutta la settimana per farlo cadere perfettamente, anche se non avrà molto tempo per osservarlo. Ma so che riuscirà lo stesso a spogliarmi con gli occhi. Abbiamo appuntamento alle 14.00 per il caffè.
Finalmente ci vediamo e anche se per poco mi farò bastare questo momento fino al prossimo incontro.
Salgo in macchina e accendo subito la radio. Tanto per cambiare anche questa mattina si parla di rapporti di coppia.
Al telefono c’è Luisa. Ha una voce familiare ma non conosco nessuno con questo nome
E’ sposata da 10 anni e ha un bambino di 7. Dopo la gravidanza ha iniziato ad ingrassare e le tante diete non hanno portato nessun risultato tanto che ha deciso di lasciar perdere e di convivere con i suoi 90 chili. A suo marito non piacciono le donne grasse e quindi anche se  la ama, non vuole  più  fare l’amore con lei.
Ma io questa voce l’ho già sentita
Racconta che le manca molto l’intimità con il marito, che lo desidera tanto e che soffre  per non essere la donna che lui vorrebbe.
Queste pause assomigliano a quelle....
Ha anche proposto al marito il divorzio ma lui non ha accettato perché comunque è felice e che trova che il loro sia un matrimonio appagante e che non ha nessuna intenzione di lasciarla.
La risata nervosa è la stessa.
Qualcuno da dietro suona. E’scattato il verde ma i miei occhi sono appannati e non riesco a vedere davanti a me.
Ma certo, era Giulia. Si è cambiata il nome, ma la voce , l’accento sono suoi. Era lei, coincidono anche gli anni di matrimonio, il bambino, i suoi chili.
Sto galleggiando.
Sono in un grande acquario e i suoni mi arrivano ovattati, l’acqua  mi tiene sveglia ma il corpo si è liquefatto. La mente è come un circuito automobilistico, dove i pensieri sfrecciano, si rincorrono, cadono e poi si rialzano.
Ad un tratto, la vibrazione del telefono che mi annuncia l’arrivo di un messaggio, ferma la corsa nella mia testa.
E’ Giulia, che mi augura buona settimana e conferma per domani il pranzo delle ex colleghe.
Non rispondo. Anche le dita si sono sciolte.
Sono quasi le 14.00.
In bagno, davanti allo specchio vedo il mio viso tumefatto come se mi avessero schiaffeggiato.
Cerco di  riconpormi ed esco.
Lui è li che mi aspetta , seduto ad un tavolino in disparte.
Mi sfiora la guancia con un delicatissimo bacio e mi sussurra all’orecchio che sono bellissima, che quel vestito mi sta d’incanto.
Sorseggia il caffè raccontandomi di aver trascorso un fine settimana pesante. Ha di nuovo affrontato l'argomento  divorzio con Giulia, ma lei non vuole saperne. Il bambino, la famiglia, il lavoro , i soldi, la casa…no, non lo lascerà mai libero.
Mi dice che lui è dispiaciuto, che soffre, che troverà una via d’uscita, che mi vorrebbe sempre con sè, che vuole dei figli nostri, che mi ama e non vuole più vivere senza di me, che, bla bla bla.
Il tempo  a nostra disposizione è scaduto. Mi saluta con la promessa di una telefonata, forse una di queste sere riesce a passare e così potremo stare insieme, potremo fare l’amore.
Torno verso l’ufficio, sotto la pioggia, con l’ombrello chiuso in mano.
Rispondo al messaggio di Giulia. “Mi spiace, mi hanno appena confermato per domani un pranzo di lavoro a cui non posso mancare. Salutami le altre, a presto.”
Chiamo Boschetti e ordino per stasera la mia torta preferita: mousse al cioccolato per sei.



Sei minuti

“-Ma chi me l’ha fatto fare ?-“
Ansimava e le gambe sembravano di legno
“-Ma chi me l’ha fatto fare?-“ Ripeteva Lucia a se stessa con il cuore che stava
per scoppiare.
A 45 anni aveva deciso che era arrivato il momento di iniziare a correre.
Footing, Jogging, Walking. Queste parole riempivano la bocca delle sue
colleghe di banca. Loro sembravano entusiaste, più toniche, qualcuna anche
dimagrita.
Aveva letto su “Donna in forma” che a 40 anni si deve iniziare con sei minuti
di corsa per poi aumentare di due, ogni volta successiva.
“-Non sembra complicato, in fondo cosa sono sei minuti? Neanche il tempo
di iniziare e sono già a casa di nuovo-“
Così quel lunedì sera dopo il lavoro, tirò fuori le vecchie Adidas masticate
e gli unici pantaloni della tuta che ancora le andavano. La felpa era quella
che ogni tanto usava come pigiama, una sorta di coperta di Linus che le
trasmetteva tenerezza e sostituiva quella carezza di cui nella sua vita aveva
imparato a fare a meno .
Abitava ai piedi dei Colli Berici, quindi, le era bastato uscire dal cancello per
trovare  un sentiero tranquillo adatto per l’occasione.
Iniziò camminando, almeno fino alla curva , giusto il tempo di scompa-
rire alla vista dei vicini che avrebbero trovato curiosa questa sua
nuova avventura.
Svoltato l’angolo, iniziò a correre, lentamente, cercando di respirare
con il naso. Aveva dato un’occhiata all’orologio, giusto
per non esagerare  la prima volta. Era passato solo un minuto.
“-Un minuto? Non è possibile, sembrano almeno dieci-“
Il respiro si fece sempre più rumoroso, come carta vetrata passata sui
polmoni. Le gambe si erano irrigidite, incapaci di seguire i piedi
che invece accarezzavano il terreno.
“-Ma se Vanna e Simona mi raccontano di correre per 40 minuti?-“
Si fermò,  sconfitta dalla sua non resistenza. Non ce la faceva più, ed
aveva corso solo per tre minuti.
Si accovacciò sull’erba, cercando di riprendere un colore più tenue perché
anche se non si vedeva, sapeva che le sue guance avevano molto del cardina-
lizio.
Non appena il respiro tornò normale si accorse di essere immersa nel silenzio.
Intorno a lei i colli si ergevano fieri ma disponibili. Erano vivi e colorati e le
sussurravano, avvolgendola di sensazioni.
Le stesse  sensazioni che provava quando era in viaggio, quando si ritagliava
degli spazi solo per lei per entrare in sintonia  con i luoghi che scopriva.
E come ogni volta si sentiva viva e protagonista del mondo a cui non era
facile appartenere.
Guardò l’orologio, ricordandosi che doveva portare a termine il suo progetto.
Mancavano ancora tre minuti…
Ripartì di corsa, un po’ barcollante e dopo poco, di nuovo, ricominciò ad
ansimare.
Si fece forza , distraendosi con i ricordi dei suoi viaggi e , quasi per
miracolo, arrivò alla curva che la nascondeva da casa sua.
Percorse gli ultimi metri che la separavano dal cancello, fiera della sua impresa!
Aveva rotto il ghiaccio.
Aveva corso per sei minuti. Si, certo, non consecutivi, ma né la rivista (che
secondo lei aveva sbagliato qualcosa ), né Vanna e Simona lo avrebbero mai
saputo.
Entrò in casa e decise  di non infilarsi subito sotto la doccia.
Il sudore le faceva compagnia  e sembrava orgoglioso di lei.
Pensò che meritava un premio.
Si preparò tre spritz e  sdraiata sul divano, li bevve , lentamente , uno dietro l’altro,
da sola
Si gratificò con sei minuti di spritz.



26/04/2009
Binomio fantasma “viaggio-spritz”

Una femmina intelligente



Ciao, io sono Penelope. E sono una femmina. E anche intelligente. Sono stata del tempo in un posto caldo e piccolo e lei continuava ad accarezzarmi da fuori
E a parlarmi. Mi diceva che era felice che ero una femmina e che mi sarei chiamata Penelope.
E che sarei stata una bambina intelligente perché lei mi parlava e mi faceva ascoltare tanta musica.
La musica, non sempre mi piaceva. Quando cantava lei, si che mi piaceva. Ha una bella voce, forte e calda e poi soprattutto la riconosco.
Lei chi? Ah si,  dimenticavo, lei si chiama Mamma anche se qualcuno la chiama Gianna.
Altre voci con altre mani mi hanno accarezzato.  l’Alice, la Fiorella, la Pina, la Laura, l’Elisa e tutte mi dicevano che sarei stata bellissima e buonissima.
Stavo proprio bene. E’bello essere intelligente ed essere Penelope.
Una mattina Mamma mi ha detto che era arrivato il momento e che presto sarei venuta al mondo. Venuta al mondo? Chissà cosa significava. Abbiamo fatto un giro in macchina e poi ho sentito che Mamma si sdraiava. E poi non mi ha più parlato. Non mi piaceva.
Qualcuno la muoveva, mi faceva un po’ girare la testa e poi ci hanno spostato in alto.
Ho iniziato a sentire voci  diverse, fino a che all’improvviso una luce mi ha colpito forte.
Ho iniziato a urlare. Uè uè uè. E poi freddo e poi acqua e poi caldo. Mi hanno coperta con qualcosa di morbido e avvolto sempre con qualcosa di morbido che però mi stringeva. E poi sentivo qualcosa di duro. Degli spigoli. Non era come prima. Fino a poco fa era tutto morbido. Dopo che mi sono abituata alla luce, ho iniziato a vedere cose strane. Cose che avevano una voce che non conoscevo, cose che urlavano.
E poi qualcuno mi ha portato da lei. E allora siccome io sono intelligente, ho capito che lei era Mamma. Se non lo avessi capito da sola, lei  me lo avrebbe subito ricordato. E mi ha stretta forte, e mi ha baciata e mi ha detto tante cosine vicino all’orecchio. Devo dire che Mamma mi piace,sto bene con lei.  Mi ha dato anche una cosa buona da mangiare, diversa da quella a cui ero abituata fino a poco  fa nel posto caldo e piccolo.  Dopo però  ero stanca e allora mi sono riposata anche se devo ancora abituarmi a questo posto un po’ duretto e dove non mi muovo tanto.
Dopo qualche giorno, in cui ho mangiato sempre la stessa cosa,  siamo andate a casa. Così ha detto Mamma: “eccoci  finalmente a casa, mia cara Penelope”Mi ha fatto vedere tante stanze diverse e mi ha detto che una sarebbe stata la mia. Aveva un colore diverso dalle altre. Mi sembra bella,  vediamo anche quanto tempo ci devo passare.
Un po’ siamo state sole ma poi sono iniziate ad arrivare le voci e questa volte le ho viste e riconosciute. Che belle queste femmine, mi hanno abbracciata e accarezzata, e mi hanno anche dato tanti bacini. Hanno portato tante cose colorate che girano e altre uguali a quelle che ho addosso ma dello stesso colore della mia stanza. Io però avevo fame e speravo veramente di mangiare qualcosa di buono. Invece è arriva la stessa pappa.
Io e mamma stiamo bene insieme. Lei mi parla ancora di più e mi fa ascoltare anche tanta musica.
Poi mi porta anche in giro, a volte fa freddo ma lei mi mette addosso tante cose morbide e anche se non mi muovo tanto, sono contenta. Mi mette in una cosa che lei chiama culla, che continua a spingere e così io mi muovo davanti a lei.  Vedo tanti colori diversi,, E anche femmine che mi chiamano Penelope.
Stasera ho visto Mamma correre avanti e indietro e parlare tanto con la Marisa. Ah mi ero dimenticata la Marisa. Sta insieme a noi, ma in una stanza più lontana e fa tutte le cose che le dice Mamma.  Quando Mamma non c'è o è stanca io lei stiamo  insieme. Anche lei canta, ma non ha la voce forte di Mamma.
Sussurra e mi dondola. Mi fa riposare, dopo che ho la pancia piena di quella roba che oramai mi faccio piacere perché non mi danno altro.
Poi ho cominciato a sentire della musica. ma veloce, un colpo e  via. E ogni volta Mamma apriva la porta. Prima è arrivata  la Pina , poi la Fiorella. Care le mie voci. Poi anche la Irene e la Giorgia. Me le ha presentate . E poi ho sentito invece delle voci nuove, diverse dalle solite.  Mi hanno  accarezzata e una mi ha dato un bacino ma io ho sentito male. Che succede,?che dolore sul mio faccino. E poi che odore !. Anche la Pina ha un odore diverso da Mamma, ma questo  è proprio  strano.
“Penelope, questo è Luciano ” ha detto Mamma .” E questo invece  è Eros. Fai un sorriso ai tuoi nuovi amici”
Uè Uè Uè. Che paura. E che femmine sono queste? Uè uè uè.
Finalmente Mamma mi ha portato nella mia stanza e mi ha tranquillizzata.
Mi ha spiegato alcune cose e siccome sono una bambina intelligente
ho capito che esistono anche  i maschi.
Sono diversi da noi femmine e non sono tanti come noi.
Insomma, oltre alla solita pappa, devo farmi piacere anche questi maschi!




Perchè scrivo




Perché così non rischio di balbettare o di mangiarmi le parole.
Perché nella scrittura non esiste il singhiozzo
Perché almeno mi posso ritagliare del tempo per me , solo per me
Perché se scrivo bugie non mi si dovrebbe allungare il naso
Perché le storie sono tante, milioni di milioni .
Perché vorrei far parte di una storia,
o della storia?
Perché almeno ho una scusa per smettere di guardare Realtime tv , che è diventata una droga
Perché posso cancellare, aggiungere, correggere, integrare, tagliare
Perché posso sottolineare, usare il grassetto, il corsivo o lo stampatello, e i punti le virgole,
insomma tutta, proprio tutta, la punteggiatura.
Perché posso essere uomo donna  giovane vecchia adulta o bambina.
Ed essere più cattiva che in realtà, o finalmente buona,
Perché quando racconti di far parte di un gruppo letterario che si diverte scrivendo e leggendo, si hanno due reazioni completamente opposte: di ammirazione o di pena. Ammirazione perché vedono in te una persona impegnata che potrebbe scalare la classifica dei best seller più venduti o vincere il Premio Strega. Pena , perché “ certo questa è proprio strana!”
Perché mi piacerebbe scrivere della mia vita e magari capirla una volta per tutte.
Perché vorrei scoprire se ingoiando un arcobaleno le parole uscirebbero colorate.
Perché improvvisamente,dolcemente,banalmente,semplicemente,nervosamente,rabbiosamente, placidamente,raramente, allegramente, stranamente, sono assolutamente , indiscutibilmente da evitare
Perché è divertente pensare ad un elenco del perché scrivo
e perché Laura Liberale è così trascinante che mi piace fare
i compiti che ci assegna.
Perché è curioso scrivere del perché scrivo, quando in realtà , praticamente, non scrivo .

sabato 10 settembre 2011

Mauritius: 10 giorni a spasso con la Lemon Car

La scelta di Mauritius è stata abbastanza casuale. Cercavamo una meta dove riposare al caldo senza dover troppo pensare. Mi spaventava un po’ l’eventuale banalità del luogo, con binomio mare + villaggio + all inclusive + escursioni intruppate.
Abbiamo ovviato a tutto ciò acquistando il solo volo e noleggiando un auto che ci permettesse comunque di sentirci sempre un pò viaggiatori.
La nostra scelta si è rivelata ottimale, e Mauritius ci ha accolto in tutto il suo splendore e la sua ricchezza , non solo legata alle pur famose spiagge.
SABATO 19/1/08 arrivo DOMENICA 20/1/08
Partiamo da Venezia con Emirates .Dopo 12 ore di volo più 3 di scalo a Dubai, atterriamo all’international Airport Sir See Wosagur Rmgoolam di Mauritius.
Abbiamo prenotato su internet una macchina senza che ci venisse chiesto alcun acconto o carta di credito a garanzia. Quindi quando il moretto ci ha accolto con il cartello con il nostro nome, fuori dall’aeroporto, ne siamo rimasti sorpresi.
Il contratto viene stipulato manualmente seduti in macchina nel parcheggio. Paghiamo l’intero importo del noleggio cash (eur 250 per 10 giorni) e prendiamo possesso della nostra macchinetta, una Hyundai Atos giallo limone , grande poco + di una scatola di tonno, con guida a sinistra e da oggi denominata Lemon Car.
La prima fermata è a poche centinaia di metri per il pieno. La benzina costa circa 1 eur al litro.
Imbocchiamo l’autostrada verso Nord. Facciamo uno stop per comprare dell’acqua perché in poche decine di minuti abbiamo già sudato l’impossibile. Il caldo è intenso e l’umidità si fa sentire.
Deviamo in una strada laterale dove vediamo l’insegna di un bar. Improvvisamente sembra di essere catapultati  in un altro paese. Indiani, strade indiane, spazzatura indiana, locale indiano, bambino indiano (ma con scarpe).
Compro una bottiglia di acqua fresca da lit 1,5 (18rm meno di 50 centesimi) e pensando di aver sbagliato continente (ma non era Africa?) proseguiamo il trasferimento verso nord.
L’aria condizionata è soft (talmente soft da non sentirsi), tanto che sono + refrigeranti i finestrini aperti.
Oggi è domenica quindi non incontriamo tanto traffico. Non piove (anche se le nubi ci fanno sempre compagnia), quindi saranno tutti in spiaggia.
Arriviamo dopo un’ora e mezzo circa a CAP MALHEUREX, all’estremo nord e ci sistemiamo in uno studio a pochi metri dal mare nel complesso Kuxville gestito da una famiglia di tedeschi.
La camera è semplice ma confortevole e abbiamo una veranda con annesso piccolo cucinotto. Si è subito in spiaggia (anche se qui è mignon) e c’è un giardino con sdraio, tavolini e alberi dove poter ripararsi all’ombra.
Mi rendo conto che dovrò sopravvivere agli animali con cui conviverò per tutto il periodo (zanzare, geki, scarafaggi, uccelli, insetti vari…), ma è caldo, è la stagione umida quindi non posso chiedere alla Natura di cambiare il suo corso per me. Sarà una lotta all’ultimo sangue ma cercherò di resistere. Intanto ho già preparato i due metri di zanzariera fai da te, con cui mi coprirò durante la notte e che diventerà la mia seconda pelle.
Ci sdraiamo all’ombra in riva al mare. E’caldo ma ventilato e dormicchiamo un po’ cercando di riposarci dopo la notte “quasi insonne” in aereo.
Nel tardo pomeriggio con la lemon car usciamo per esplorare la zona circostante.
Raggiungiamo PEREYBERE, una bella piccola baia , che oggi, essendo domenica, è invasa dai mauriziani che si godono la giornata in spiaggia, o in pineta facendo picnic con tutta la famiglia. Passeggiamo, mischiandoci con i locali e bevendo qualcosa in uno dei tavolini all’aperto.
Ci spostiamo più ad est, a GRAND BAIE dove ceniamo al Caffè de la Plage che ha una splendida terrazza affacciata sul mare. Cena discreta, cameriere non troppo simpatico.
LUNEDI’ 21/1/08
Ci svegliamo tardissimo e cerchiamo di capire come funziona la colazione. Arriva la cameriera/cuoca, una ragazza di origine indiana (strano…)e ci prepara nel piccolo cucinino la colazione con caffè, thè, baguette tostata burro e marmellata. Mangiamo ammirando all’orizzonte COIN DE MIRE, l’isolotto a forma di cuneo che si trova davanti a noi a 4 km dalla costa. La mattinata scorre veloce tra internet e supermercato a Grand Baie. Decidiamo di fermarci in spiaggia a Pereybere, oggi molto + tranquilla, con solo qualche turista. Noleggiamo ombrellone e due lettini per 500 rm (circa 12 eur). Stiamo tassativamente all’ombra e ci concediamo due bagni rinfrescanti nelle acque cristalline di questa piccola spiaggia.
Tornando verso Cap Malheurex ci fermiamo ad ammirare e fotografare la carinissima chiesa dal tetto rosso, in questo piccolo villaggio di pescatori.
Torniamo al Kuxville dove la cuoca ci ha appena preparato la cena. Sono le 18.00 passate da poco, ma lei aveva l’ultimo autobus per rientrare a casa.
Siccome per pranzo abbiamo mangiato solo una piccola quiche decidiamo di
fiondarci sulla cena. Pollo al curry, riso bianco, insalata mista, papaya ed ananas per dessert. Il frigo è pieno di birra e vino. Possiamo veramente sbizzarrirci. Una vera bontà….
Arriva un  breve temporale  accompagnato da vento forte ma la nostra veranda è riparata, quindi possiamo rimanere seduti ad aspettare il tramonto (verso le 19.00).
Siamo noi, il vento, le onde e qualche uccellino. Il “silenzio” della natura.
MARTEDI 22/1/08
Oggi è festa nazionale, una festa indù/tamil chiamata Cavadee. Assistiamo subito al passaggio di una processione sulla strada davanti al nostro studio. Mi ripeto, mi sembra di essere nel Tamil Nadu. Uomini che per penitenza si trafiggono il corpo di aghi e si forano la lingua e le guance con degli spilloni e camminano portando un arco di legno ricoperto di fiori, una sorta di altare. E’spettacolare e la partecipazione è massiccia. Questo dimostra quanto la comunità di origine indiana sia in maggioranza in questa isola (circa il 70%) e quanto le loro tradizioni si siamo mantenute e tramandate negli anni, da quel lontano 1835 quando arrivarono in massa per lavorare come braccianti nelle tante piantagioni di canna da zucchero.
Ci dirigiamo verso Trou D’eau Douce e l’ile Aux Cerfs. Impieghiamo due ore abbondanti perché lungo il percorso ci  imbattiamo in un’altra processione per il Cavadee ed il traffico viene bloccato fino al suo passaggio. Inoltre sbagliamo anche strada, vagando per la campagna, alla ricerca di inesistenti indicazioni stradali.
Finalmente prendiamo la barca che in 15 minuti ci porta a l’ ILE AUX CERFS, con la vichy tours per rm 250 a testa.
Vicino all’attracco della barca ci sono centinaia di persone, praticamente non c’è un buco libero per stendere l’asciugamano. Basta però allontanarsi a piedi 10/20 minuti e ci si può stendere in quasi totale tranquillità. L’isola è molto bella e varrebbe la pena di spenderci più tempo, magari in un giorno non festivo e con un caldo meno opprimente. Rientriamo verso le 15.00 anche perché il cielo si sta coprendo velocemente. Riusciamo infatti a scampare ad un forte temporale che si abbatte su di noi non appena saliamo sulla nostra Lemon Car.
Ritorniamo verso Cap Malheurex percorrendo la strada costiera orientale e ci fermiamo ad ammirare la bella spiaggia di Belle Mare.
Decidiamo di cenare a Grand Baie in un ristorante italiano Luigi’s che ha buoni commenti sulla Lonely Planet. E’famoso anche per la pizza ma noi preferiamo concentrarci sul pesce. Non ci delude.
MERCOLEDI’ 23/1/08
Ci spostiamo a TROUX AU BICHES, all’Hotel Le Sakoa dove dormiremo le prossime due notti. Bellissimo hotel, con poche camere ma quasi sempre completamente esaurito e prenotato con notevole anticipo. La camera da letto è enorme, si trova al primo piano con una terrazza che da sul giardino e abbiamo anche una cucina attrezzata. Dopo aver sistemato i bagagli la Lemon Car ci porta agli splendidi giardini botanici di PAMPLEMOUSSES, il regno delle palme e delle ninfee giganti. L’ingresso è a pagamento (100 rm) tranne la domenica e i giorni festivi. All’uscita dalla visita ci concediamo un pranzo veloce in uno dei tanti baracchini per strada dove mangiamo i migliori Mine frit di tutta la vacanza (tagliolini cinesi saltati con verdura e carne) e dei Roti, una sorta di pane chapati o piadine conditi con delle salse ai legumi. Una delizia per il palato, costata neanche due euro (coca cola inclusa). La parte più folkloristica è stata il lavaggio del piatti su cui abbiamo mangiato, ma oramai credo che ad ogni viaggio aumentino i nostri anticorpi.
Visitiamo subito nelle vicinanze L’aventure Du Sucre, vecchia fabbrica di zucchero di 5000 metri quadrati riconvertita in un museo che mostra tutti i segreti e la storia della fabbricazione dello zucchero di canna (ingresso rm 350 a persona).
Ogni tanto incontriamo delle piogge torrenziali, ma fortunatamente sempre quando siamo in macchina. Torniamo verso Troux au biches, passando da Pointe aux Piments, attraversando immensi campi di canna da zucchero.
Rimaniamo in spiaggia fino al tramonto, sfuggendo ad una breve pioggia, riparandoci sotto l’ombrellone.
Ceniamo all’Assiette du Nord, sempre consigliato dalla Lonely Planet (eur 25 in due), locale semplice ma piacevole e con camerieri molto disponibili. Assaggio i calamari con la salsa rougaille fatta con pomodori locali, cipolla, erbe aromatiche, aglio, zenzero, peperoncino.
GIOVEDI’ 24/1/08
Dopo colazione partiamo per visitare la capitale , Port Louis. Prima di entrare in città ci fermano dei vigili dicendo che stavamo superando il limite di velocità, 65 km/h invece di 60. Andrea si è un pò impuntato perché aveva appena guardato il contachilometri e non stava superando i 60, così come tutti gli automobilisti che ci attorniavano visto che c’era piuttosto traffico. Voleva molto probabilmente mostrare la sua superiorità, anche perché non aveva nessun strumento per misurare la velocità. Dopo qualche domanda di rito e senza controllare i documenti ci ha comunque subito lasciato andare senza problemi.
Parcheggiamo al Caudan Waterfront, un centro commerciale elegante e di gusto molto occidentale, e raggiungiamo a piedi il caotico centro città dominato soprattutto dal mercato quotidiano dove però non ci siamo trattenuti molto, visto che alla fine era rivolto soprattutto ai turisti con la vendita di souvenirs vari. Abbiamo passeggiato per il quartiere cinese, ammirando la tanta operosità che distingue questo popolo e i tanti e vari negozi di ogni genere. Siamo tornati al Waterfront dove abbiamo pranzato velocemente con un Kebab. Riprendendo la macchina abbiamo notato un mercato più locale e vero, di frutta e verdura, dove però abbiamo deciso di non fermarci perché eravamo stremati dal caldo. Lungo la strada di ritorno ci siamo fermati in due Factory outlet, che richiamano sciami di turisti alla ricerca della maglietta griffata. Si, effettivamente ci sono cose carine, anche non molto costose e di buona qualità ma alla fine si tratta di imitazioni dei marchi più in voga (Gucci, Dolce e Gabbana, Diesel, ecc. ecc.)
Passiamo il pomeriggio in spiaggia all’hotel Sakoa e oggi il tempo è decisamente migliore.
Ceniamo nel romantico e suggestivo “La Cravache d’or”, accompagnati da musica jazz di sottofondo e dal rumore del mare . Mangiato molto bene, una menzione speciale il dessert: millefoglie di mele alla cannella con crema alla vaniglia.
VENERDI 25/1/08
Lasciamo Le Sakoa per dirigerci più a sud, FLIC EN FLAC dove la proprietaria di una guest house che abbiamo contattato e che era piena, ci ha trovato un appartamento per le ultime 4 notti. Ci impieghiamo un’ora e mezza circa, anche perché la strada è sempre la stessa e ripassa da Port Louis. L’appartamento è piacevole, si trova dall’altra parte della strada rispetto alla spiaggia, vicino a molti ristoranti. Pranziamo con  Mine frit e dim sum, al baracchino in pineta e passiamo il resto del pomeriggio in spiaggia. Per la cena ci siamo aggregati agli ospiti della Sig.ra Kit della guest house, che una volta a settimana mette in pratica il suo corso di cucina utilizzando prodotti locali. Ci troviamo ad una tavolata di 10 persone, tedeschi, francesi, spagnoli e noi italiani. Una piacevole serata e del buon cibo per soli 8 eur a persona (bevande escluse che ogni ospite si è portato). Concludiamo la serata al casinò di Flic en Flac, dove Andrea riesce a vincere puntando sul 14. Praticamente ci viene gratis la cena di ieri sera a La Cravache d’Or.
SABATO 26/1/08
Stanotte non abbiamo chiuso occhio, causa il caldo. La camera da letto si trova sottotetto ed è praticamente un forno. C’è l’aria condizionata ma non l’accendiamo perché si trova a 5 centimetri dalla testa ed è molto rumorosa.
Per la colazione ci arrangiamo in appartamento,avendo ieri sera provveduto a fare la spesa al locale supermercato.
La Lemon Car ci scorta verso il centro sud. Visitiamo infatti le terre colorate di CHAMAREL un parco dove si trova del terreno ondulato di differenti colori, un fenomeno naturale di origine vulcanica.Ci sono anche delle belle cascate a strapiombo sulla rigogliosa vegetazione tropicale. Da Chamarel, una suggestiva strada tutte curve ci porta a sud, dove percorriamo la strada costiera, passando per BAIE DU CAP fino ad arrivare a SOUILLAC e fermarsi ad ammirare la meravigliosa e selvaggia spiaggia di GRIS GRIS con le scogliere a picco sul mare. Ci concediamo uno squisito pranzo a base di aragosta da Chez Marie (rm 1600).
Visitiamo a poca distanza LA VANILLE RESERVE dove oltre a coccodrilli, iguane, pipistrelli, serpenti immersi in una natura lussureggiante formata da banani, palme e bambù giganti, vediamo per la prima volta le tartarughe giganti terrestri. Belle imponenti, sembrano veramente degli animali preistorici arrivati a noi.
Riprendiamo la strada costiera per il rientro, passando per la bellissima penisola di LE MORNE, sovrastata dall’imponente picco alto 556 mt.. Ci fermiamo per un paio ore di riposo in questa spiaggia, insieme ai tanti mauriziani che si godono il giorno festivo. Prima di rientrare a Flic en Flac, passiamo per la baia di Tamarin caratterizzata dalle saline e famosa per il surf.
Prenotiamo per la cena da Chez Pepe, a pochi metri dal nostro appartamento. E’sabato sera e tutti i mauriziani usano uscire per cena. E’ un ristorante italiano dove mangiamo del discreto pesce.
DOMENICA 27/01/08.
Altra notte in bianco. Oltre al caldo opprimente, stanotte sulla strada principale si sono tenute le corse automobilistiche clandestine. I “ganzi“ del posto lanciano le loro auto truccate con marmitte raddoppiate ed alettoni, a folle velocità e continuano a sgommare e frenare. Urlando e ascoltando musica ad  alto volume. Questo alle 4/5 di mattina. Fino a che, ad un certo punto, abbiamo sentito uno schianto e le corse sono cessate. Credo siano arrivati dei vigili, perché alla fine sono andati via tutti. Ecco, questo è il divertimento dei giovani mauriziani.
Oggi andiamo a QUATRO BORNES, una cittadina residenziale che si anima il giovedì e la domenica per il suo mercato famoso soprattutto per la varietà di tessuti. Sembra che i prezzi siano bassissimi e la qualità buona, ma io non ho trovato niente di eccezionale. Oltre tutto nessuno contratta…forse non siamo bravi noi.
Da Quatro Bornes raggiungiamo EUREKA una casa creola del 1830, restaurata e aperta la pubblico che vanta 109 porte. Interessante anche perché si trova in un bel giardino e ha mantenuto l’arredamento originale. Vi si trova inoltre un ristorante che utilizza la cucina originale della casa, con tutti i suo utensili e che prepara piatti tradizionali creoli.
Torniamo a Flic en Flac , dove acquistiamo al baracchino dei Roti e del riso fritto che consumiamo nel nostro appartamento. Passiamo il pomeriggio in spiaggia.
Cena da Leslie restaurant, sempre consigliato da Lonely planet. Semplice ed economico, con una cameriera dallo splendido sorriso.
LUNEDI 28/1/08
Ripassando da Quatro Bornes, andiamo a CUREPIPE. Prima visitiamo TROUX AUX CERFS, un cratere di un vulcano spento , con una circonferenza di 1 km, il cui fondo è ricoperto di alberi.Si trova un po’ in alto rispetto alla città e permette di ammirare uno splendido panorama sulla parte occidentale dell’isola. Parcheggiamo in centro a Curepipe e facciamo una passeggiata per questa tranquilla cittadina residenziale ricca di negozi e ristoranti.
Torniamo a Flic en Flac per un pranzo veloce ed un pomeriggio in spiaggia.
Cena a Bois Noir. Piccolo locale con personale gentile, dove consumiamo una piacevole ultima cena.
MARTEDI’ 29/1/08
Abbiamo il volo stasera, quindi passiamo tutto il giorno in spiaggia a Flic en Flac, noleggiando ombrellone e lettini (rm 400). Verso le 19.00 la nostra fidata Lemon Car ci scorta fino all’aeroporto. La lasciamo nel parcheggio, con le chiavi nel portabagagli e le porte chiuse. Qualcuno verrà a ritirarla…
Arriviamo a Venezia il giorno dopo, dove ci accoglie un cielo grigio che ci fa subito rimpiangere i colori  mauriziani.


Un bel viaggio, una destinazione non banale. Un’africa insolita, molto poco africana.
Colpisce la varietà di culture che “sembra “ convivere in piena armonia.
Indiani, creoli, cinesi, franco e anglo mauriziani che popolano questa isola bellissima mescolando i loro profumi, odori e colori.
Il curry, lo zenzero, il coriandolo, la gustosa frutta tropicale, il colore del cielo nuvole comprese, il vento, il caldo, le spiagge bianche con le palme e gli alberi di casuarina,
l’acqua cristallina ma con alghe, le macchine con gli alettoni, certi brutti ceffi, la musica indiana, le indicazioni stradali inesistenti, i poliziotti che sembrano modelli, l’abbigliamento taroccato, il succo di mango, la birra Phoenix, e tutto quanto non abbiamo fatto in tempo a vedere, ci hanno accompagnato in questa breve ma intensa avventura mauriziana.
La consiglio vivamente perché soddisfa tutti i gusti e tutti i budget. Soprattutto se vissuta in libertà, girellando qua e là.


Dubai

SABATO 20/10/07

Inizia l'avventura a Venezia aeroporto con la fila chilometrica al check in Emirates.La maggioranza delle persone che si imbarcano non si fermeranno a Dubai, quindi gli impiegati necessitano di maggior tempo il per il controllo passaporti, visti e permessi di soggiorno.
Il volo e'completo e parte anche in ritardo. Quando arriviamo all'aeroporto di Dubai di nuovo fila chilometrica per il controllo passaporti.
Usciamo dall'aeroporto per aspettare l'autista che ci portera'al b & b prenotato.
Primo trauma. E'l'una di notte passata e c'e' l'assalto ai taxi. Decine di vigili regolano il traffico sia dei taxi che dei pedoni. L'umidita' e' al 200% e ci travolge.
Non riusciamo a trovarci subito con l'autista. Al telefono ci dice che ci aspetta di fronte al caffe' e che ha i baffi e la camicia bianca.(cioe'come il 50% degli uomini in giro).
Finalmente ci incontriamo e in mezz'ora circa ci porta al Fusion b&b, zona Jumeirah.
Sono molto curiosa  di vedere che tipo di sistemazione troveremo visto che ho prenotato a scatola chiusa su internet, considerando il fatto che i b&b a Dubai sono mosche bianche.
Beh....non ci e'andata male. L'edificio, una villa in stile arabo, e' elegante con un grande giardino e una piscina. Ha anche una cucina all'aperto dotata di tutti i comfort che puo'essere condivisa con gli altri ospiti.
La camera e'imponente, quasi disarmante.
Enorme futon come letto, trionfo di cuscini, lampadari di cristallo, rami di palme, specchi con cornici antiche, mobili in legno in stile indonesiano. Poi tv al plasma, lettore dvd, ecc.ecc..
Ci accoglie la proprietaria (con filippina al seguito) Terry, una ragazzona sudafricana con cui non parliamo molto visto che sono le due di notte, siamo assonnati, stanchi e molto accaldati.

DOMENICA 21/10/07
La mattina ci accoglie una pantagruelica colazione nella   mitica sala da pranzo del b&b.
Il soffito sara' alto  piu' di 5 metri, con uno scalone centrale che porta  alle camere al primo piano.
Alle pareti ci sono specchi dalle cornici importanti e le finestre sono alte fino al soffitto (con relative tende). Il tavolo rettangolare di legno apparecchiato per 10  persone e'pieno di ogni ben di Dio.
Il nostro breve soggiorno a Dubai non puo'iniziare nel migliore dei modi.

Usciamo cercando di capire dove siamo. Ok, a Jumeirah, ma dov'e' il mare? Per strada chiaramente non c'e' nessuno,  file di villette bianche con parcheggiate macchine solo di grossa cilindrata.
Fermiamo uno dei tanti taxi che sfrecciano lungo la via principale e ci  facciamo portare al  Jumeirah public beach park.
Siamo fortunati perche' e' molto vicino, solo 5 minuti e 10 aed (2 euro).
Paghiamo l'ingresso al parco/spiaggia (5  aed , 1 eur a persona) e noleggiamo due
lettini ( circa 3 eur cad). Li facciamo posizionare all'ombra di una palma, perche' il sole e' insostenibile e .... finalmente relax, dolce far niente......
Eravamo gia' stati in questa spiaggia ed e' una bella soluzione per far mare. Economica, dotata di tutti i servizi e ben tenuta.    Rimaniamo poco perche' verso le 16 vengono a prenderci dall'agenzia per il tour che abbiamo prenotato.
Alle 16.10 suona il cellulare. Ci aspettano fuori dal cancello.
Usciamo e troviamo l'Hammer bianca  (H2 per gli esperti) con Fabrizio Corona alla guida (stessa pettinatura, stessi occhiali, stessa espressione) e accanto uno dei tronisti.
Mi arrampico sul sedile dietro (e'un po'altina) e partiamo chiedendoci quando arrivera' Orazio.
In fondo sembra proprio di essere su un set Mediaset.
Abbiamo prenotato il Dinner safari con Hammer che consiste in un giro del deserto , "cavalcando" le dune (con relativo mio stomaco sottosopra), la visione del tramonto fino ad arrivare ad un campo che funge da ristorante, con tavoli bassi e cuscini come sedie. Li mi faccio fare un tatuaggio all'henne, assistiamo ad uno spettacolo di danza del ventre (non molto coinvolgente a dire il vero) e ceniamo con un ricco buffet.. Si poteva anche fare un giro con il cammello, fumare il narghile , vestirsi con i tipici abiti arabi , ma abbiamo soprasseduto.
C'eravamo gia' lasciati troppo andare a qualcosa di turistico.
Certo il fascino del deserto ed in particolare al tramonto e' sempre molto suggestivo, quindi tutto sommato ne e'valsa la pena.
Just for information, la benzina costa circa 25 centesimi al litro......(2 dollari al gallone che sono 4,5 litri circa.)

PERCHE’DUBAI?
Perche' per raggiungere la destinazione successiva e principale del ns.viaggio l'emirates era una delle poche compagnie che potevamo prendere, considerando che ha questo nuovo volo diretto da venezia che arriva comodamente in meno di 6 ore.
Inoltre avevamo anche la necessita' di rilassarci e ritemprarci dopo il lavoro e prima di affrontare il tour/safari.
E Dubai offre molte occasioni, per tutti i gusti.
E'una citta' che rispecchia un po' la realta'della vita moderna.
Da una parte il lusso, sfrenato ma anche piu'accessibile che in altri luoghi. I grandi hotels, i resort sulla spiaggia, i ristoranti all'ultima moda ma anche tutte le catene internazionali.
Girando per Jumeirah si vedono interi quartieri residenziali nuovissimi con villette avorio , tutte con garage e macchine o fuoristrada di grossa cilindrata, prevalentemente bianche e con vetri scuri.    Gli unici pedoni sono le filippine o gli indiani che lavorano come domestici o giardinieri.
Dall'altra parte la poverta' e le pessime condizioni di vita di coloro (cioe'la maggioranza) che sono qua per lavorare duramente per qualche anno per poi tornare al paese natio con un gruzzoletto che non avrebbero potuto ottenere altrimenti.
Indiani, arabi,orientali , africani. Un pout-pourri di nazionalita', costretti a spiaccicare qualche parola di inglese per comunicare , capire cosa fare, ubbidire ad un superiore.
Tassisti, autisti, camerieri, ma soprattutto operai nei miliardi di cantieri aperti. Dove le norme di sicurezza sono un'utopia, altro che la nostra 626, ed i turni di lavoro massacranti.
Nessuno fa niente per il traffico. Una grande metropoli ha sempre una metropolitana. Qui ancora non si e'capito quando ci sara'...
Non esiste raccolta differenziata. C'e'sporcizia.
Tutti sono ipergentili, ma non sembrano troppo rispettosi delle regole. A meno che non si tocchi il tasto "religione". E qui le regole si fanno rigide e totalmente rispettate. Le mosche sono disseminate ovunque e i muezin pregano regolarmente diffondendo la loro cantilena..
Non viene venduta carne di maiale (almeno apparentemente) e gli alcolici si trovano solo in alcuni locali per turisti   o nei grandi alberghi.
La carne viene macellata secondo il metodo Halal, dettato dall'Islam. Cioe' gli animali devono essere uccisi, sgozzati e il sangue deve uscire del tutto, operazione da fare rivolti verso la Mecca.
Bisogna stare attenti a come ci si veste (sole per le donne), evitare effusioni in pubblico.
Non esiste delinquenza.
I turisti vengono un po'da dovunque anche se c'e'una grossa  prevalenza di russi, altro popolo "civile" (?)
Mille contraddizioni...
Mille anime che si sfiorano e forse nessuna che si incontra veramente.
Il regno del tutto ma anche del niente, in parte lo specchio della nostra societa' moderna anche se estremizzata.

Oggi abbiamo parlato con un taxista che come il 90% di quelli che lavorano qui , era indiano del Kerala.
Parlava un poco di inglese.
Ci ha detto che  i TAXI sono di proprieta' della societa'. Loro le guidano per 12 ore al giorno, 8 ore il venerdi. Che durante il giorno  sono in 6.000 a circolare, mentre la notte sono solo   1.000. Lui riesce ad andare a casa una volta l'anno per due mesi ( e' un privilegiato) volando con una compagnia low cost da un emirato vicino a dubai che in 4 ore lo porta a Trivandrum.
Ha detto che a Dubai vede tante Ferrari mentre in India ne aveva viste forse 2 o 3.


LUNEDI’22/10/07 La Miami D’Oriente
Oggi la spiaggia pubblica di Jumeirah e' riservata alle donne e ai bambini, quindi Terry ci consiglia alcuni hotels non proibitivi dove pagando l'ingresso, si puo'usufuire dei servizi spiaggia e piscina.
Scegliamo l'Oasis hotel a Dubai Marina, altra zona completamente in costruzione, regno di hotels lussuosi affacciati sulla spiaggia  e grattaceli altissimi  che ospitano appartamenti esclusivi.
Si trova a 25 km dalla citta' Il taxi ci impiega circa mezz'ora e ci costa circa 6 euro.
Paghiamo 17 euro a persona per il'ingresso che comprende ombrellone, 2 lettini e 4 asciugamani.
Passiamo la giornata in spiaggia, stesi assolutamente all'ombra. Dolce far niente...
Tra l'altro l'acqua del mare e'veramente bella, trasparente e meravigliosamente calda.

Dedichiamo la serata a ben 2 shopping center (uno degli sport piu'in voga nella zona).
Il primo e " the mall of emirates", considerato il piu' grande al di fuori dal Nord america.
Bello elegante ed enorme. Pieno di qualsiasi tipo di negozio possa venirci in mente. Ma soprattutto famoso per la sua pista da sci. Si puo'osservare da delle grandi vetrate. Dentro la temperatura e'   -3gradi. Ci sono piste, skilift un sacco di gente imbacuccata che si diverte. Effettivamente originale visto che fuori siamo sui 35 gradi e molte persone presenti non avranno mai modo di vedere la neve altrove.
Ceniamo nella food court con dei piatti della cucina mongola.
Altro taxi e via verso Madinath Jumeirah che si trova vicino al Burj al Arab (la vela). Qui hanno ricostruito fedelmente un enorme souk, con stradine e negozietti. Fuori c'e' un fiume con ponti che lo attraversano e barchette che trasportano gli ospiti degli hotel ai tanti ristoranti (una sorta di Venezia).
Ci sono soprattutto occidentali in giro. E' una vera e propria attrazione turistica, curata nei minimi particolari come solo qui sanno fare.

MARTEDI’23/10/07

Ultimo giorno al Fusion. Passiamo la mattinata in spiaggia, poi ci traferiamo in città, a BurDubai,all’hotel prenotato, l’Arabian courtyard. Buon hotel in eccellente posizione. Infatti ci si puo’spostare a piedi , un lusso per Dubai. E’ in Al fahidi street (la via dell’elettronica) di fronte al Dubai Museum, alla moschea, attaccato al Bastakia Quarter (nucleo originale della città), adesso ricostruito fedelmente e che ospita gallerie d’arte e caffè.
Sempre a pochi minuti a piedi si raggiunte il quartiere indiano ma anche il Souq delle stoffe e il caratteristico Creek.
Rimaniamo in zona Bur Dubai e ceniamo al ristorante “Baytal Wakeel” sul terrazzo con piacevole vista ul creek e sul suo traffico di Abra (piccole imbarcazioni a motore che trasportano i passeggeri da una sponda all’altra) e barche per turisti che fanno una sorta di cena/crociera.
Spendiamo circa 15 eur a testa,mangiando un delizioso antipasto arabo (Humus e Falafel) e un non eccezionale pesce (lo cuociono troppo per i ns.gusti, seccandolo).
C’è una bella atmosfera  e la temperatura è finalmente accettabile.

MERCOLEDI’24/10/07

Approfittiamo del servizio gratuito di navetta messo a disposizione dall’hotel e torniamo alla solita spiaggia.
Passiamo l’ultima sera a Deira. Passeggiamo per il souq dell’oro, abbagliante per la quantità di gioielli a 24 carati e pieno di turisti in cerca di affari (per lo piu’ russi…)
Poi souq delle spezie , dai mille profumi.
Le strade sono piene di negozietti. Elettronica, profumi , orologi, tessuti, scarpe. Tanta quantità, poca qualità.
Milioni di insegne al neon colorate. E soprattutto uomini. Che vendono, che comprano o che semplicemente osservano il viavai circostante.
Ci fermiamo ad un ristorantino iraniano , dove con un totale di eur 10, mangiamo due buoni piatti di carne con riso e verdure.
Prendiamo la ns.barchetta (Abra) e torniamo a Bur Dubai dove passiamo l’ultima notte.

GIOVEDI’25/10/07

Transfer di prima mattina all’aeroporto, che ci accoglie con i suoi soliti numerosi e fornitissimi duty free shops, oltre ai passeggeri che stesi in ogni angolo dormono profondamente in attesa del loro volo.
Alle 8.30 decolliamo per Entebbe.

Bye Bye Dubai



Andalusia:pueblos,flamenco e spiagge

 
8/5/2007 – 1° giorno
Partenza con volo Ryanair da Bergamo, con arrivo dopo circa due ore a Granada. Ritiriamo subito l’auto noleggiata via internet, una Peugeot 207, 5 porte che ci costa circa eur 150 per una settimana con secondo guidatore incluso.
Ci dirigiamo verso RONDA (circa 2 ore e mezzo). La strada nella prima parte è molto scorrevole, praticamente un’autostrada ma non a pedaggio. Avvicinandoci a Ronda la strada si fa più stretta e tortuosa ma sempre piacevole da percorrere.
Ci sistemiamo nel delizioso b&b prenotato, in piena città vecchia.
Incominciamo subito la visita di questa splendida cittadina dal Mercadillo (la parte più nuova), Plaza de Espana, Plaza de Toros con l’arena (ingresso eur 6), Puente Nuevo con incredibile vista sulla gola El Tajo dove scorre il Rio Guadalevin e Puente Vejo.
La sera passeggiamo per il Barrio San Francisco che sorge sul sito del cimitero musulmano della città, appena fuori dalla città muraria.
Ceniamo  piacevolmente vicino al b&b, in un piccolo ristorante in Calle Santo Domingo.

9/5/2007 – 2° giorno
Terminiamo la visita di Ronda, dedicandoci alla Ciudad: Palacio de Mondragon, risalente al 1300 con un bel patio decorato ed un giardino da cui si gode la vista su di un dirupo;Iglesia de Santa Maria la Mayor, in origine la moschea della città. Camminiamo ancora per i vicoli ben tenuti e ancora deserti (sono circa le 11.00 di mattina, quindi l’alba per gli spagnoli) per goderci una Ronda ancora non troppo invasa dai turisti della Costa del Sol in escursione giornaliera.
Riprendiamo la macchina per dirigerci verso MEDINA SIDONIA (circa un’ora e mezza), piccolo paese che ci sorprende piacevolmente per la bellezza e tranquillità. Oltre a trovarsi in posizione strategica, 35 minuti circa sia da Jerez de la Frontera che da Cadiz. Ci sistemiamo nello splendido b&b prenotato (una vera sorpresa) gestito da un gentilissimo signore inglese, dove ci regaliamo un po’ di relax, nella ns camera “Toro”.(le altre due camere sono “Caballo” e “Cabra”).
Nel tardo pomeriggio ci dirigiamo verso JEREZ per uno dei motivi principali per cui abbiamo scelto questa zona in questo periodo. “la FEIRA DE LOS CABALLOS”.
Questa importante fiera annuale che dura una settimana si svolge in una grande area dedicata a nord della città. Il resto di Jerez è deserta, non vale la pena neanche di visitarla. E’ tutto chiuso, perfino l’ufficio turistico.
Parcheggiamo in Plaza del los Caballos e ci facciamo travolgere dal fiume di persone che festeggiano.
Notiamo soprattutto una grande prevalenza di donne di qualsiasi età (0-99 anni) e tutte vestite con il tradizionale abito a balze. Sfoderano anche dei trucchi e delle acconciature accuratissime. E’un trionfo di colori, di fiori, di musica, di danze improvvisate, di battiti di mani, di facce radiose, di splendidi sorrisi. Anche gli uomini sono elegantissimi. La temperatura è alta ma loro non si fanno scoraggiare e indossano abiti eleganti con giacca, cravatta e l’immancabile fiore rosso all’occhiello. Cavalli addobbati trainano bellissimi carri, con cavalieri dall’aspetto aristocratico.
Si beve, si mangia, si balla, si ascoltano le musiche e i suoni tipicamente andalusi. Una festa incredibile dalla quale non si può fare a meno di essere conquistati.

10/5/2007 – 3° giorno
Visitiamo CADIZ forse la citta più vecchia d’Europa, fondata dai fenici. Si estende su una striscia di terra con l’oceano che la circonda. Ricorda molto Trapani. Ci addentriamo nei vicoli della città perdendoci subito nel vociare del mercato coperto dove ammiriamo soprattutto i banchi di pesce dai prezzi incredibilmente più bassi dei nostri. Attraversiamo le piazze più importanti del centro storico, Plaza de Topete , Plaza de Mina, Plaza San Juan, Plaza de la Catedral. Saliamo sulla Torre Tavira, la più alta e più importante delle torri di guardia della città. Da qui ammiriamo uno splendido panorama dell’oceano e dei tipici tetti bianchi con l’immancabile biancheria stesa. L’aria è frizzante, l’oceano lancia ventate fresche a ricordarci la sua imponenza. Percorriamo Calle Ancha, la via pedonale ricca di negozi e caffè.
Ci spostiamo verso la spiaggia cittadina “Playa de la Victoria”, ammirandolo dal lungomare.
Rientriamo a Medina e non riusciamo a fare a meno di ritornare a Jerez in serata per lasciarci nuovamente travolgere dall’euforia della Fiera de Los Caballos.

11/5/2007 – 4° giorno
Da Medina Sidonia a VEJER DE LA FRONTERA (30/40 minuti).
Altro splendido pueblo che ci accoglie dall’alto della collina su cui si erge fiero e imbattibile.
Il problema più grosso è guidare nelle strade strette (e quasi sempre a doppio senso) per raggiungere l’hotel prenotato. Io ci passerei solo con un motorino…..
Arriviamo con mille manovre alla “Botica de Vejer”, piccolo hostal in centro storico in un vecchio edificio perfettamente mantenuto, con 10 stanze dagli infissi celesti. Dalla finestra della nostra camera al secondo piano si ha una vista stupenda sulla vallata e sul paese. Sembra quasi di essere sospesi in cielo.
Ci dedichiamo alle spiagge vicine. El PALMAR, LOS CANOS DE LA MECA, CABO TRAFALGAR e BARBATE.
Mangiamo tapas a “Las Dunas” e approfittiamo della spiaggia vicina per stenderci al sole, sul lato di Cabo de Trafalgar più riparato dal vento. Le spiagge sono immense, semideserte e ben tenute.
Visto che abbiamo del tempo arriviamo fino a TARIFA, dove visitiamo prima il bel centro storico e poi Isla de los Palomas che si trova a 14 km dall’ Africa. Da una parte il Mediterraneo, dall’altra l’oceano Atlantico. Tarifa è una cittadina molto viva, piena di giovani che vengono qua per praticare gli sport d’acqua come il wind surf e il kitesurf, visto il vento persistente. Essendo anche un porto da dove partono le navi per il Marocco, è pieno di nordafricani e si respira un’atmosfera molto arabeggiante.
Passiamo la serata a Vejer, passeggiando per i misteriosi e silenziosi vicoli e ceniamo in un piccolo ristorante dove siamo gli unici clienti.

12/5/2007 – 5° giorno
Oggi di nuovo spiagge. Prima ZAHARA DE LOS ATUNES, altro paese con piacevole spiaggia pieno di locali e ristoranti. Poi raggiungiamo BOLONIA dove pranziamo con dello squisito pesce al “chiringuito Los Troncos”.
Visitiamo i resti dell’antica città romana di “Baelo Claudia”, tenuta in maniera impeccabile che si estende proprio in prossimità della spiaggia. E’una visita assolutamente imperdibile, e pensare che l’ingresso è gratuito.
Ci fermiamo qualche ora in spiaggia per del meritato riposo.
La sera ci facciamo nuovamente avvolgere dall’atmosfera magica di Vejer e ceniamo con delle ottime Tapas.

13/5/2007 – 6° giorno
Lasciamo Vejer in direzione di Granada. Oggi è il giorno in cui faremo più chilometri.
Lungo il tragitto facciamo alcune soste. La prima è GIBILTERRA. Lasciamo l’auto in territorio spagnolo e attraversiamo la dogana a piedi. Gibilterra è infatti territorio inglese. Per raggiungere il centro della cittadina attraversiamo la pista dell’aeroporto. Subito prima del nostro passaggio veniamo fermati perché un aereo sta atterrando.
L’escursione più interessante è quella della rocca che si raggiunge con una funivia che noi però decidiamo di non fare , un po’perché siamo stretti con i tempi, un po’perché costa eur 13,50 a persona, un po’ perché io soffro di vertigini e odio le funivie.
Le strade del centro sono piene di anziani inglesi che si affannano a comprare liquori e sigarette nei pochi negozi aperti di domenica. Tutto sommato , una tappa che si può tralasciare.
Riprendiamo la macchina direzione Costa del Sol e ci fermiamo a pranzo a TORREMOLINOS. E’ domenica e le strade straripano di turisti e bagnanti. Un incredibile luna park, una giungla di cemento. Il pranzo è però ottimo ed economico, in un “fast food” di pesce fresco grigliato sul momento e consumato in piedi senza troppi fronzoli.
Arriviamo a GRANADA all’Ibis, hotel senza pretese ma pulito ed essenziale.
Raggiungiamo il centro città che dista solo 2 km e lasciamo l’auto in un parcheggio sotterraneo (impossibile parcheggiare in strada) ed iniziamo la visita di Granada. Plaza Real, Plaza Nueva , Plaza Bib Rambla, Calle de los Mesones, Calle Elvira. La città è molto animata e ci lasciamo trascinare dal flusso di gente che passeggia, o sorseggia una bibita nei tanti tavolini all’aperto. Intravediamo anche l’Alhambra , ammiriamo gli splendidi palazzi del centro e ci fermiamo nei tanti negozietti di abbigliamento ed accessori marocchini da dove provengono affascinanti sottofondi musicali arabi.
Ceniamo alla Bodegas Castaneda.

14/5/2007 – 7° giorno
Dopo un ‘ora e un quarto di fila alla biglietteria riusciamo ad acquistare i biglietti per visitare l’Alhambra nel pomeriggio (su internet erano esauriti già da + di 20 giorni).
Scendiamo quindi a piedi verso il centro attraverso Cuesta de los Chinos. Una piacevole passeggiata di 15/20 minuti in discesa.
Visitiamo l’ALBAYZIN seguendo l’itinerario a piedi suggerito dalla Lonely Planet. Questo è l’affascinante quartiere arabo, dove si trovano incantevoli vicoli e ripide stradine, nonché chiese sorte dove un tempo c’erano moschee. Inoltre si gode di ottime vedute dell’Alhambra.
Pranziamo vicino Calle Elvira con tapas e poi prendiamo un autobus per tornare all’Alhambra e finalmente entriamo in quella che è l’attrazione turistica più visitata di Spagna. E devo dire che ne vale veramente la pena. E’ enorme. Noi ci dedichiamo ai giardini GENERALIFE, al Palacio de Carlos V, all’incantevole Palacio Nazaries ed infine all’Alcazaba. Stiamo dentro meno di 3 ore, ma la stanchezza si fa sentire e siamo comunque più che soddisfatti di ciò che i ns. occhi hanno ammirato.
La sera torniamo in centro per la cena e la passeggiata.

8/5/2007 – 8° giorno
Facciamo due ore di shopping sfrenato e poi ci dirigiamo verso l’aeroporto per il nostro volo Ryanair di ritorno su Bergamo.

Considerazioni finali:
L’Andalusia è una regione veramente affascinante e ricca di storia. Ho apprezzato maggiormente i piccoli villaggi, la loro tranquillità, la loro purezza e l’attaccamento ad un passato che sembra essere non troppo lontano. Leggende, tradizioni, musica, canti e balli, cibo genuino, le chiacchere in piazza.
E ho anche percepito una grande tolleranza aleggiare nell’aria. L’Africa così vicina non fa notare troppo la diversità del colore della pelle. L’Oceano Atlantico come finestra sul mondo. E sembra che tutti si divertano e che il tempo passi più lento di quello dell’orologio al polso.
Abbiamo dormito in luoghi indimenticabili per la loro semplicità e per la storia che le pareti trasudavano, con una cura dei particolari che denota un grande amore dei proprietari per questo paese e le sue tradizioni.
Le spiagge della Costa della Luz, sono belle ed infinite, alcune spazzate dal vento, alcune selvagge, alcune più sfruttate turisticamente.
Granada e Siviglia (fatta in altro viaggio) sono dei gioielli di architettura, nonché piene di vita e divertimento.
Le tapas sono la fine del mondo (anche se mi hanno fatto prendere un chilo) e la lingua è una musica per le orecchie.

Hasta Luego Andalusia.