lunedì 20 febbraio 2012



UNA DONNA- GG
Una donna fasciata in un abito elegante
una donna che custodisce il bello
una donna felice di essere serpente
una donna infelice di essere questo e quello.

Una donna che a dispetto degli uomini
diffida di quelle cose bianche
che sono le stelle e le lune
una donna cui non piace la fedeltà del cane.

Una donna nuova, appena nata
antica e dignitosa come una regina
una donna sicura e temuta
una donna volgare come una padrona.

Una donna così sospirata
una donna che nasconde tutto
nel suo incomprensibile interno
e che invece è uno spirito chiaro come il giorno.

Una donna talmente normale
che rischia di sembrare originale
uno strano animale, debole e forte
in armonia con tutto anche con la morte.

Una donna così generosa
una donna che sa accendere il fuoco
che sa fare l’amore
e che vuole un uomo concreto come un sognatore.

Una donna che resiste tenace
una donna diversa e sempre uguale
una donna eterna che crede nella specie
una donna che si ostina ad essere immortale.

Una donna che non conosce
quella stupida emozione
più o meno vanitosa
una donna che nei salotti non fa la spiritosa.

E se questo bisogno maledetto
lasciasse in pace i suoi desideri
e se non le facessero più effetto
i finti amori dei corteggiatori
allora ci sarebbero gli uomini
e un mondo di donne talmente belle
da non avere bisogno
di affezionarsi alla menzogna del nostro sogno.




domenica 11 settembre 2011

Alla radio





Cavoli, si è messo anche a piovere. Il traffico sarà impazzito e io sono già in ritardo.
Sono indecisa sulle scarpe. Sicuramente nere, ma quelle con il laccetto alla caviglia o i tronchetti?
Vada per i tronchetti, considerando anche il tempo.
Spero che a lui piaccia questo nuovo vestito, ho mangiato insalata tutta la settimana per farlo cadere perfettamente, anche se non avrà molto tempo per osservarlo. Ma so che riuscirà lo stesso a spogliarmi con gli occhi. Abbiamo appuntamento alle 14.00 per il caffè.
Finalmente ci vediamo e anche se per poco mi farò bastare questo momento fino al prossimo incontro.
Salgo in macchina e accendo subito la radio. Tanto per cambiare anche questa mattina si parla di rapporti di coppia.
Al telefono c’è Luisa. Ha una voce familiare ma non conosco nessuno con questo nome
E’ sposata da 10 anni e ha un bambino di 7. Dopo la gravidanza ha iniziato ad ingrassare e le tante diete non hanno portato nessun risultato tanto che ha deciso di lasciar perdere e di convivere con i suoi 90 chili. A suo marito non piacciono le donne grasse e quindi anche se  la ama, non vuole  più  fare l’amore con lei.
Ma io questa voce l’ho già sentita
Racconta che le manca molto l’intimità con il marito, che lo desidera tanto e che soffre  per non essere la donna che lui vorrebbe.
Queste pause assomigliano a quelle....
Ha anche proposto al marito il divorzio ma lui non ha accettato perché comunque è felice e che trova che il loro sia un matrimonio appagante e che non ha nessuna intenzione di lasciarla.
La risata nervosa è la stessa.
Qualcuno da dietro suona. E’scattato il verde ma i miei occhi sono appannati e non riesco a vedere davanti a me.
Ma certo, era Giulia. Si è cambiata il nome, ma la voce , l’accento sono suoi. Era lei, coincidono anche gli anni di matrimonio, il bambino, i suoi chili.
Sto galleggiando.
Sono in un grande acquario e i suoni mi arrivano ovattati, l’acqua  mi tiene sveglia ma il corpo si è liquefatto. La mente è come un circuito automobilistico, dove i pensieri sfrecciano, si rincorrono, cadono e poi si rialzano.
Ad un tratto, la vibrazione del telefono che mi annuncia l’arrivo di un messaggio, ferma la corsa nella mia testa.
E’ Giulia, che mi augura buona settimana e conferma per domani il pranzo delle ex colleghe.
Non rispondo. Anche le dita si sono sciolte.
Sono quasi le 14.00.
In bagno, davanti allo specchio vedo il mio viso tumefatto come se mi avessero schiaffeggiato.
Cerco di  riconpormi ed esco.
Lui è li che mi aspetta , seduto ad un tavolino in disparte.
Mi sfiora la guancia con un delicatissimo bacio e mi sussurra all’orecchio che sono bellissima, che quel vestito mi sta d’incanto.
Sorseggia il caffè raccontandomi di aver trascorso un fine settimana pesante. Ha di nuovo affrontato l'argomento  divorzio con Giulia, ma lei non vuole saperne. Il bambino, la famiglia, il lavoro , i soldi, la casa…no, non lo lascerà mai libero.
Mi dice che lui è dispiaciuto, che soffre, che troverà una via d’uscita, che mi vorrebbe sempre con sè, che vuole dei figli nostri, che mi ama e non vuole più vivere senza di me, che, bla bla bla.
Il tempo  a nostra disposizione è scaduto. Mi saluta con la promessa di una telefonata, forse una di queste sere riesce a passare e così potremo stare insieme, potremo fare l’amore.
Torno verso l’ufficio, sotto la pioggia, con l’ombrello chiuso in mano.
Rispondo al messaggio di Giulia. “Mi spiace, mi hanno appena confermato per domani un pranzo di lavoro a cui non posso mancare. Salutami le altre, a presto.”
Chiamo Boschetti e ordino per stasera la mia torta preferita: mousse al cioccolato per sei.



Sei minuti

“-Ma chi me l’ha fatto fare ?-“
Ansimava e le gambe sembravano di legno
“-Ma chi me l’ha fatto fare?-“ Ripeteva Lucia a se stessa con il cuore che stava
per scoppiare.
A 45 anni aveva deciso che era arrivato il momento di iniziare a correre.
Footing, Jogging, Walking. Queste parole riempivano la bocca delle sue
colleghe di banca. Loro sembravano entusiaste, più toniche, qualcuna anche
dimagrita.
Aveva letto su “Donna in forma” che a 40 anni si deve iniziare con sei minuti
di corsa per poi aumentare di due, ogni volta successiva.
“-Non sembra complicato, in fondo cosa sono sei minuti? Neanche il tempo
di iniziare e sono già a casa di nuovo-“
Così quel lunedì sera dopo il lavoro, tirò fuori le vecchie Adidas masticate
e gli unici pantaloni della tuta che ancora le andavano. La felpa era quella
che ogni tanto usava come pigiama, una sorta di coperta di Linus che le
trasmetteva tenerezza e sostituiva quella carezza di cui nella sua vita aveva
imparato a fare a meno .
Abitava ai piedi dei Colli Berici, quindi, le era bastato uscire dal cancello per
trovare  un sentiero tranquillo adatto per l’occasione.
Iniziò camminando, almeno fino alla curva , giusto il tempo di scompa-
rire alla vista dei vicini che avrebbero trovato curiosa questa sua
nuova avventura.
Svoltato l’angolo, iniziò a correre, lentamente, cercando di respirare
con il naso. Aveva dato un’occhiata all’orologio, giusto
per non esagerare  la prima volta. Era passato solo un minuto.
“-Un minuto? Non è possibile, sembrano almeno dieci-“
Il respiro si fece sempre più rumoroso, come carta vetrata passata sui
polmoni. Le gambe si erano irrigidite, incapaci di seguire i piedi
che invece accarezzavano il terreno.
“-Ma se Vanna e Simona mi raccontano di correre per 40 minuti?-“
Si fermò,  sconfitta dalla sua non resistenza. Non ce la faceva più, ed
aveva corso solo per tre minuti.
Si accovacciò sull’erba, cercando di riprendere un colore più tenue perché
anche se non si vedeva, sapeva che le sue guance avevano molto del cardina-
lizio.
Non appena il respiro tornò normale si accorse di essere immersa nel silenzio.
Intorno a lei i colli si ergevano fieri ma disponibili. Erano vivi e colorati e le
sussurravano, avvolgendola di sensazioni.
Le stesse  sensazioni che provava quando era in viaggio, quando si ritagliava
degli spazi solo per lei per entrare in sintonia  con i luoghi che scopriva.
E come ogni volta si sentiva viva e protagonista del mondo a cui non era
facile appartenere.
Guardò l’orologio, ricordandosi che doveva portare a termine il suo progetto.
Mancavano ancora tre minuti…
Ripartì di corsa, un po’ barcollante e dopo poco, di nuovo, ricominciò ad
ansimare.
Si fece forza , distraendosi con i ricordi dei suoi viaggi e , quasi per
miracolo, arrivò alla curva che la nascondeva da casa sua.
Percorse gli ultimi metri che la separavano dal cancello, fiera della sua impresa!
Aveva rotto il ghiaccio.
Aveva corso per sei minuti. Si, certo, non consecutivi, ma né la rivista (che
secondo lei aveva sbagliato qualcosa ), né Vanna e Simona lo avrebbero mai
saputo.
Entrò in casa e decise  di non infilarsi subito sotto la doccia.
Il sudore le faceva compagnia  e sembrava orgoglioso di lei.
Pensò che meritava un premio.
Si preparò tre spritz e  sdraiata sul divano, li bevve , lentamente , uno dietro l’altro,
da sola
Si gratificò con sei minuti di spritz.



26/04/2009
Binomio fantasma “viaggio-spritz”

Una femmina intelligente



Ciao, io sono Penelope. E sono una femmina. E anche intelligente. Sono stata del tempo in un posto caldo e piccolo e lei continuava ad accarezzarmi da fuori
E a parlarmi. Mi diceva che era felice che ero una femmina e che mi sarei chiamata Penelope.
E che sarei stata una bambina intelligente perché lei mi parlava e mi faceva ascoltare tanta musica.
La musica, non sempre mi piaceva. Quando cantava lei, si che mi piaceva. Ha una bella voce, forte e calda e poi soprattutto la riconosco.
Lei chi? Ah si,  dimenticavo, lei si chiama Mamma anche se qualcuno la chiama Gianna.
Altre voci con altre mani mi hanno accarezzato.  l’Alice, la Fiorella, la Pina, la Laura, l’Elisa e tutte mi dicevano che sarei stata bellissima e buonissima.
Stavo proprio bene. E’bello essere intelligente ed essere Penelope.
Una mattina Mamma mi ha detto che era arrivato il momento e che presto sarei venuta al mondo. Venuta al mondo? Chissà cosa significava. Abbiamo fatto un giro in macchina e poi ho sentito che Mamma si sdraiava. E poi non mi ha più parlato. Non mi piaceva.
Qualcuno la muoveva, mi faceva un po’ girare la testa e poi ci hanno spostato in alto.
Ho iniziato a sentire voci  diverse, fino a che all’improvviso una luce mi ha colpito forte.
Ho iniziato a urlare. Uè uè uè. E poi freddo e poi acqua e poi caldo. Mi hanno coperta con qualcosa di morbido e avvolto sempre con qualcosa di morbido che però mi stringeva. E poi sentivo qualcosa di duro. Degli spigoli. Non era come prima. Fino a poco fa era tutto morbido. Dopo che mi sono abituata alla luce, ho iniziato a vedere cose strane. Cose che avevano una voce che non conoscevo, cose che urlavano.
E poi qualcuno mi ha portato da lei. E allora siccome io sono intelligente, ho capito che lei era Mamma. Se non lo avessi capito da sola, lei  me lo avrebbe subito ricordato. E mi ha stretta forte, e mi ha baciata e mi ha detto tante cosine vicino all’orecchio. Devo dire che Mamma mi piace,sto bene con lei.  Mi ha dato anche una cosa buona da mangiare, diversa da quella a cui ero abituata fino a poco  fa nel posto caldo e piccolo.  Dopo però  ero stanca e allora mi sono riposata anche se devo ancora abituarmi a questo posto un po’ duretto e dove non mi muovo tanto.
Dopo qualche giorno, in cui ho mangiato sempre la stessa cosa,  siamo andate a casa. Così ha detto Mamma: “eccoci  finalmente a casa, mia cara Penelope”Mi ha fatto vedere tante stanze diverse e mi ha detto che una sarebbe stata la mia. Aveva un colore diverso dalle altre. Mi sembra bella,  vediamo anche quanto tempo ci devo passare.
Un po’ siamo state sole ma poi sono iniziate ad arrivare le voci e questa volte le ho viste e riconosciute. Che belle queste femmine, mi hanno abbracciata e accarezzata, e mi hanno anche dato tanti bacini. Hanno portato tante cose colorate che girano e altre uguali a quelle che ho addosso ma dello stesso colore della mia stanza. Io però avevo fame e speravo veramente di mangiare qualcosa di buono. Invece è arriva la stessa pappa.
Io e mamma stiamo bene insieme. Lei mi parla ancora di più e mi fa ascoltare anche tanta musica.
Poi mi porta anche in giro, a volte fa freddo ma lei mi mette addosso tante cose morbide e anche se non mi muovo tanto, sono contenta. Mi mette in una cosa che lei chiama culla, che continua a spingere e così io mi muovo davanti a lei.  Vedo tanti colori diversi,, E anche femmine che mi chiamano Penelope.
Stasera ho visto Mamma correre avanti e indietro e parlare tanto con la Marisa. Ah mi ero dimenticata la Marisa. Sta insieme a noi, ma in una stanza più lontana e fa tutte le cose che le dice Mamma.  Quando Mamma non c'è o è stanca io lei stiamo  insieme. Anche lei canta, ma non ha la voce forte di Mamma.
Sussurra e mi dondola. Mi fa riposare, dopo che ho la pancia piena di quella roba che oramai mi faccio piacere perché non mi danno altro.
Poi ho cominciato a sentire della musica. ma veloce, un colpo e  via. E ogni volta Mamma apriva la porta. Prima è arrivata  la Pina , poi la Fiorella. Care le mie voci. Poi anche la Irene e la Giorgia. Me le ha presentate . E poi ho sentito invece delle voci nuove, diverse dalle solite.  Mi hanno  accarezzata e una mi ha dato un bacino ma io ho sentito male. Che succede,?che dolore sul mio faccino. E poi che odore !. Anche la Pina ha un odore diverso da Mamma, ma questo  è proprio  strano.
“Penelope, questo è Luciano ” ha detto Mamma .” E questo invece  è Eros. Fai un sorriso ai tuoi nuovi amici”
Uè Uè Uè. Che paura. E che femmine sono queste? Uè uè uè.
Finalmente Mamma mi ha portato nella mia stanza e mi ha tranquillizzata.
Mi ha spiegato alcune cose e siccome sono una bambina intelligente
ho capito che esistono anche  i maschi.
Sono diversi da noi femmine e non sono tanti come noi.
Insomma, oltre alla solita pappa, devo farmi piacere anche questi maschi!




Perchè scrivo




Perché così non rischio di balbettare o di mangiarmi le parole.
Perché nella scrittura non esiste il singhiozzo
Perché almeno mi posso ritagliare del tempo per me , solo per me
Perché se scrivo bugie non mi si dovrebbe allungare il naso
Perché le storie sono tante, milioni di milioni .
Perché vorrei far parte di una storia,
o della storia?
Perché almeno ho una scusa per smettere di guardare Realtime tv , che è diventata una droga
Perché posso cancellare, aggiungere, correggere, integrare, tagliare
Perché posso sottolineare, usare il grassetto, il corsivo o lo stampatello, e i punti le virgole,
insomma tutta, proprio tutta, la punteggiatura.
Perché posso essere uomo donna  giovane vecchia adulta o bambina.
Ed essere più cattiva che in realtà, o finalmente buona,
Perché quando racconti di far parte di un gruppo letterario che si diverte scrivendo e leggendo, si hanno due reazioni completamente opposte: di ammirazione o di pena. Ammirazione perché vedono in te una persona impegnata che potrebbe scalare la classifica dei best seller più venduti o vincere il Premio Strega. Pena , perché “ certo questa è proprio strana!”
Perché mi piacerebbe scrivere della mia vita e magari capirla una volta per tutte.
Perché vorrei scoprire se ingoiando un arcobaleno le parole uscirebbero colorate.
Perché improvvisamente,dolcemente,banalmente,semplicemente,nervosamente,rabbiosamente, placidamente,raramente, allegramente, stranamente, sono assolutamente , indiscutibilmente da evitare
Perché è divertente pensare ad un elenco del perché scrivo
e perché Laura Liberale è così trascinante che mi piace fare
i compiti che ci assegna.
Perché è curioso scrivere del perché scrivo, quando in realtà , praticamente, non scrivo .

sabato 10 settembre 2011

Mauritius: 10 giorni a spasso con la Lemon Car

La scelta di Mauritius è stata abbastanza casuale. Cercavamo una meta dove riposare al caldo senza dover troppo pensare. Mi spaventava un po’ l’eventuale banalità del luogo, con binomio mare + villaggio + all inclusive + escursioni intruppate.
Abbiamo ovviato a tutto ciò acquistando il solo volo e noleggiando un auto che ci permettesse comunque di sentirci sempre un pò viaggiatori.
La nostra scelta si è rivelata ottimale, e Mauritius ci ha accolto in tutto il suo splendore e la sua ricchezza , non solo legata alle pur famose spiagge.
SABATO 19/1/08 arrivo DOMENICA 20/1/08
Partiamo da Venezia con Emirates .Dopo 12 ore di volo più 3 di scalo a Dubai, atterriamo all’international Airport Sir See Wosagur Rmgoolam di Mauritius.
Abbiamo prenotato su internet una macchina senza che ci venisse chiesto alcun acconto o carta di credito a garanzia. Quindi quando il moretto ci ha accolto con il cartello con il nostro nome, fuori dall’aeroporto, ne siamo rimasti sorpresi.
Il contratto viene stipulato manualmente seduti in macchina nel parcheggio. Paghiamo l’intero importo del noleggio cash (eur 250 per 10 giorni) e prendiamo possesso della nostra macchinetta, una Hyundai Atos giallo limone , grande poco + di una scatola di tonno, con guida a sinistra e da oggi denominata Lemon Car.
La prima fermata è a poche centinaia di metri per il pieno. La benzina costa circa 1 eur al litro.
Imbocchiamo l’autostrada verso Nord. Facciamo uno stop per comprare dell’acqua perché in poche decine di minuti abbiamo già sudato l’impossibile. Il caldo è intenso e l’umidità si fa sentire.
Deviamo in una strada laterale dove vediamo l’insegna di un bar. Improvvisamente sembra di essere catapultati  in un altro paese. Indiani, strade indiane, spazzatura indiana, locale indiano, bambino indiano (ma con scarpe).
Compro una bottiglia di acqua fresca da lit 1,5 (18rm meno di 50 centesimi) e pensando di aver sbagliato continente (ma non era Africa?) proseguiamo il trasferimento verso nord.
L’aria condizionata è soft (talmente soft da non sentirsi), tanto che sono + refrigeranti i finestrini aperti.
Oggi è domenica quindi non incontriamo tanto traffico. Non piove (anche se le nubi ci fanno sempre compagnia), quindi saranno tutti in spiaggia.
Arriviamo dopo un’ora e mezzo circa a CAP MALHEUREX, all’estremo nord e ci sistemiamo in uno studio a pochi metri dal mare nel complesso Kuxville gestito da una famiglia di tedeschi.
La camera è semplice ma confortevole e abbiamo una veranda con annesso piccolo cucinotto. Si è subito in spiaggia (anche se qui è mignon) e c’è un giardino con sdraio, tavolini e alberi dove poter ripararsi all’ombra.
Mi rendo conto che dovrò sopravvivere agli animali con cui conviverò per tutto il periodo (zanzare, geki, scarafaggi, uccelli, insetti vari…), ma è caldo, è la stagione umida quindi non posso chiedere alla Natura di cambiare il suo corso per me. Sarà una lotta all’ultimo sangue ma cercherò di resistere. Intanto ho già preparato i due metri di zanzariera fai da te, con cui mi coprirò durante la notte e che diventerà la mia seconda pelle.
Ci sdraiamo all’ombra in riva al mare. E’caldo ma ventilato e dormicchiamo un po’ cercando di riposarci dopo la notte “quasi insonne” in aereo.
Nel tardo pomeriggio con la lemon car usciamo per esplorare la zona circostante.
Raggiungiamo PEREYBERE, una bella piccola baia , che oggi, essendo domenica, è invasa dai mauriziani che si godono la giornata in spiaggia, o in pineta facendo picnic con tutta la famiglia. Passeggiamo, mischiandoci con i locali e bevendo qualcosa in uno dei tavolini all’aperto.
Ci spostiamo più ad est, a GRAND BAIE dove ceniamo al Caffè de la Plage che ha una splendida terrazza affacciata sul mare. Cena discreta, cameriere non troppo simpatico.
LUNEDI’ 21/1/08
Ci svegliamo tardissimo e cerchiamo di capire come funziona la colazione. Arriva la cameriera/cuoca, una ragazza di origine indiana (strano…)e ci prepara nel piccolo cucinino la colazione con caffè, thè, baguette tostata burro e marmellata. Mangiamo ammirando all’orizzonte COIN DE MIRE, l’isolotto a forma di cuneo che si trova davanti a noi a 4 km dalla costa. La mattinata scorre veloce tra internet e supermercato a Grand Baie. Decidiamo di fermarci in spiaggia a Pereybere, oggi molto + tranquilla, con solo qualche turista. Noleggiamo ombrellone e due lettini per 500 rm (circa 12 eur). Stiamo tassativamente all’ombra e ci concediamo due bagni rinfrescanti nelle acque cristalline di questa piccola spiaggia.
Tornando verso Cap Malheurex ci fermiamo ad ammirare e fotografare la carinissima chiesa dal tetto rosso, in questo piccolo villaggio di pescatori.
Torniamo al Kuxville dove la cuoca ci ha appena preparato la cena. Sono le 18.00 passate da poco, ma lei aveva l’ultimo autobus per rientrare a casa.
Siccome per pranzo abbiamo mangiato solo una piccola quiche decidiamo di
fiondarci sulla cena. Pollo al curry, riso bianco, insalata mista, papaya ed ananas per dessert. Il frigo è pieno di birra e vino. Possiamo veramente sbizzarrirci. Una vera bontà….
Arriva un  breve temporale  accompagnato da vento forte ma la nostra veranda è riparata, quindi possiamo rimanere seduti ad aspettare il tramonto (verso le 19.00).
Siamo noi, il vento, le onde e qualche uccellino. Il “silenzio” della natura.
MARTEDI 22/1/08
Oggi è festa nazionale, una festa indù/tamil chiamata Cavadee. Assistiamo subito al passaggio di una processione sulla strada davanti al nostro studio. Mi ripeto, mi sembra di essere nel Tamil Nadu. Uomini che per penitenza si trafiggono il corpo di aghi e si forano la lingua e le guance con degli spilloni e camminano portando un arco di legno ricoperto di fiori, una sorta di altare. E’spettacolare e la partecipazione è massiccia. Questo dimostra quanto la comunità di origine indiana sia in maggioranza in questa isola (circa il 70%) e quanto le loro tradizioni si siamo mantenute e tramandate negli anni, da quel lontano 1835 quando arrivarono in massa per lavorare come braccianti nelle tante piantagioni di canna da zucchero.
Ci dirigiamo verso Trou D’eau Douce e l’ile Aux Cerfs. Impieghiamo due ore abbondanti perché lungo il percorso ci  imbattiamo in un’altra processione per il Cavadee ed il traffico viene bloccato fino al suo passaggio. Inoltre sbagliamo anche strada, vagando per la campagna, alla ricerca di inesistenti indicazioni stradali.
Finalmente prendiamo la barca che in 15 minuti ci porta a l’ ILE AUX CERFS, con la vichy tours per rm 250 a testa.
Vicino all’attracco della barca ci sono centinaia di persone, praticamente non c’è un buco libero per stendere l’asciugamano. Basta però allontanarsi a piedi 10/20 minuti e ci si può stendere in quasi totale tranquillità. L’isola è molto bella e varrebbe la pena di spenderci più tempo, magari in un giorno non festivo e con un caldo meno opprimente. Rientriamo verso le 15.00 anche perché il cielo si sta coprendo velocemente. Riusciamo infatti a scampare ad un forte temporale che si abbatte su di noi non appena saliamo sulla nostra Lemon Car.
Ritorniamo verso Cap Malheurex percorrendo la strada costiera orientale e ci fermiamo ad ammirare la bella spiaggia di Belle Mare.
Decidiamo di cenare a Grand Baie in un ristorante italiano Luigi’s che ha buoni commenti sulla Lonely Planet. E’famoso anche per la pizza ma noi preferiamo concentrarci sul pesce. Non ci delude.
MERCOLEDI’ 23/1/08
Ci spostiamo a TROUX AU BICHES, all’Hotel Le Sakoa dove dormiremo le prossime due notti. Bellissimo hotel, con poche camere ma quasi sempre completamente esaurito e prenotato con notevole anticipo. La camera da letto è enorme, si trova al primo piano con una terrazza che da sul giardino e abbiamo anche una cucina attrezzata. Dopo aver sistemato i bagagli la Lemon Car ci porta agli splendidi giardini botanici di PAMPLEMOUSSES, il regno delle palme e delle ninfee giganti. L’ingresso è a pagamento (100 rm) tranne la domenica e i giorni festivi. All’uscita dalla visita ci concediamo un pranzo veloce in uno dei tanti baracchini per strada dove mangiamo i migliori Mine frit di tutta la vacanza (tagliolini cinesi saltati con verdura e carne) e dei Roti, una sorta di pane chapati o piadine conditi con delle salse ai legumi. Una delizia per il palato, costata neanche due euro (coca cola inclusa). La parte più folkloristica è stata il lavaggio del piatti su cui abbiamo mangiato, ma oramai credo che ad ogni viaggio aumentino i nostri anticorpi.
Visitiamo subito nelle vicinanze L’aventure Du Sucre, vecchia fabbrica di zucchero di 5000 metri quadrati riconvertita in un museo che mostra tutti i segreti e la storia della fabbricazione dello zucchero di canna (ingresso rm 350 a persona).
Ogni tanto incontriamo delle piogge torrenziali, ma fortunatamente sempre quando siamo in macchina. Torniamo verso Troux au biches, passando da Pointe aux Piments, attraversando immensi campi di canna da zucchero.
Rimaniamo in spiaggia fino al tramonto, sfuggendo ad una breve pioggia, riparandoci sotto l’ombrellone.
Ceniamo all’Assiette du Nord, sempre consigliato dalla Lonely Planet (eur 25 in due), locale semplice ma piacevole e con camerieri molto disponibili. Assaggio i calamari con la salsa rougaille fatta con pomodori locali, cipolla, erbe aromatiche, aglio, zenzero, peperoncino.
GIOVEDI’ 24/1/08
Dopo colazione partiamo per visitare la capitale , Port Louis. Prima di entrare in città ci fermano dei vigili dicendo che stavamo superando il limite di velocità, 65 km/h invece di 60. Andrea si è un pò impuntato perché aveva appena guardato il contachilometri e non stava superando i 60, così come tutti gli automobilisti che ci attorniavano visto che c’era piuttosto traffico. Voleva molto probabilmente mostrare la sua superiorità, anche perché non aveva nessun strumento per misurare la velocità. Dopo qualche domanda di rito e senza controllare i documenti ci ha comunque subito lasciato andare senza problemi.
Parcheggiamo al Caudan Waterfront, un centro commerciale elegante e di gusto molto occidentale, e raggiungiamo a piedi il caotico centro città dominato soprattutto dal mercato quotidiano dove però non ci siamo trattenuti molto, visto che alla fine era rivolto soprattutto ai turisti con la vendita di souvenirs vari. Abbiamo passeggiato per il quartiere cinese, ammirando la tanta operosità che distingue questo popolo e i tanti e vari negozi di ogni genere. Siamo tornati al Waterfront dove abbiamo pranzato velocemente con un Kebab. Riprendendo la macchina abbiamo notato un mercato più locale e vero, di frutta e verdura, dove però abbiamo deciso di non fermarci perché eravamo stremati dal caldo. Lungo la strada di ritorno ci siamo fermati in due Factory outlet, che richiamano sciami di turisti alla ricerca della maglietta griffata. Si, effettivamente ci sono cose carine, anche non molto costose e di buona qualità ma alla fine si tratta di imitazioni dei marchi più in voga (Gucci, Dolce e Gabbana, Diesel, ecc. ecc.)
Passiamo il pomeriggio in spiaggia all’hotel Sakoa e oggi il tempo è decisamente migliore.
Ceniamo nel romantico e suggestivo “La Cravache d’or”, accompagnati da musica jazz di sottofondo e dal rumore del mare . Mangiato molto bene, una menzione speciale il dessert: millefoglie di mele alla cannella con crema alla vaniglia.
VENERDI 25/1/08
Lasciamo Le Sakoa per dirigerci più a sud, FLIC EN FLAC dove la proprietaria di una guest house che abbiamo contattato e che era piena, ci ha trovato un appartamento per le ultime 4 notti. Ci impieghiamo un’ora e mezza circa, anche perché la strada è sempre la stessa e ripassa da Port Louis. L’appartamento è piacevole, si trova dall’altra parte della strada rispetto alla spiaggia, vicino a molti ristoranti. Pranziamo con  Mine frit e dim sum, al baracchino in pineta e passiamo il resto del pomeriggio in spiaggia. Per la cena ci siamo aggregati agli ospiti della Sig.ra Kit della guest house, che una volta a settimana mette in pratica il suo corso di cucina utilizzando prodotti locali. Ci troviamo ad una tavolata di 10 persone, tedeschi, francesi, spagnoli e noi italiani. Una piacevole serata e del buon cibo per soli 8 eur a persona (bevande escluse che ogni ospite si è portato). Concludiamo la serata al casinò di Flic en Flac, dove Andrea riesce a vincere puntando sul 14. Praticamente ci viene gratis la cena di ieri sera a La Cravache d’Or.
SABATO 26/1/08
Stanotte non abbiamo chiuso occhio, causa il caldo. La camera da letto si trova sottotetto ed è praticamente un forno. C’è l’aria condizionata ma non l’accendiamo perché si trova a 5 centimetri dalla testa ed è molto rumorosa.
Per la colazione ci arrangiamo in appartamento,avendo ieri sera provveduto a fare la spesa al locale supermercato.
La Lemon Car ci scorta verso il centro sud. Visitiamo infatti le terre colorate di CHAMAREL un parco dove si trova del terreno ondulato di differenti colori, un fenomeno naturale di origine vulcanica.Ci sono anche delle belle cascate a strapiombo sulla rigogliosa vegetazione tropicale. Da Chamarel, una suggestiva strada tutte curve ci porta a sud, dove percorriamo la strada costiera, passando per BAIE DU CAP fino ad arrivare a SOUILLAC e fermarsi ad ammirare la meravigliosa e selvaggia spiaggia di GRIS GRIS con le scogliere a picco sul mare. Ci concediamo uno squisito pranzo a base di aragosta da Chez Marie (rm 1600).
Visitiamo a poca distanza LA VANILLE RESERVE dove oltre a coccodrilli, iguane, pipistrelli, serpenti immersi in una natura lussureggiante formata da banani, palme e bambù giganti, vediamo per la prima volta le tartarughe giganti terrestri. Belle imponenti, sembrano veramente degli animali preistorici arrivati a noi.
Riprendiamo la strada costiera per il rientro, passando per la bellissima penisola di LE MORNE, sovrastata dall’imponente picco alto 556 mt.. Ci fermiamo per un paio ore di riposo in questa spiaggia, insieme ai tanti mauriziani che si godono il giorno festivo. Prima di rientrare a Flic en Flac, passiamo per la baia di Tamarin caratterizzata dalle saline e famosa per il surf.
Prenotiamo per la cena da Chez Pepe, a pochi metri dal nostro appartamento. E’sabato sera e tutti i mauriziani usano uscire per cena. E’ un ristorante italiano dove mangiamo del discreto pesce.
DOMENICA 27/01/08.
Altra notte in bianco. Oltre al caldo opprimente, stanotte sulla strada principale si sono tenute le corse automobilistiche clandestine. I “ganzi“ del posto lanciano le loro auto truccate con marmitte raddoppiate ed alettoni, a folle velocità e continuano a sgommare e frenare. Urlando e ascoltando musica ad  alto volume. Questo alle 4/5 di mattina. Fino a che, ad un certo punto, abbiamo sentito uno schianto e le corse sono cessate. Credo siano arrivati dei vigili, perché alla fine sono andati via tutti. Ecco, questo è il divertimento dei giovani mauriziani.
Oggi andiamo a QUATRO BORNES, una cittadina residenziale che si anima il giovedì e la domenica per il suo mercato famoso soprattutto per la varietà di tessuti. Sembra che i prezzi siano bassissimi e la qualità buona, ma io non ho trovato niente di eccezionale. Oltre tutto nessuno contratta…forse non siamo bravi noi.
Da Quatro Bornes raggiungiamo EUREKA una casa creola del 1830, restaurata e aperta la pubblico che vanta 109 porte. Interessante anche perché si trova in un bel giardino e ha mantenuto l’arredamento originale. Vi si trova inoltre un ristorante che utilizza la cucina originale della casa, con tutti i suo utensili e che prepara piatti tradizionali creoli.
Torniamo a Flic en Flac , dove acquistiamo al baracchino dei Roti e del riso fritto che consumiamo nel nostro appartamento. Passiamo il pomeriggio in spiaggia.
Cena da Leslie restaurant, sempre consigliato da Lonely planet. Semplice ed economico, con una cameriera dallo splendido sorriso.
LUNEDI 28/1/08
Ripassando da Quatro Bornes, andiamo a CUREPIPE. Prima visitiamo TROUX AUX CERFS, un cratere di un vulcano spento , con una circonferenza di 1 km, il cui fondo è ricoperto di alberi.Si trova un po’ in alto rispetto alla città e permette di ammirare uno splendido panorama sulla parte occidentale dell’isola. Parcheggiamo in centro a Curepipe e facciamo una passeggiata per questa tranquilla cittadina residenziale ricca di negozi e ristoranti.
Torniamo a Flic en Flac per un pranzo veloce ed un pomeriggio in spiaggia.
Cena a Bois Noir. Piccolo locale con personale gentile, dove consumiamo una piacevole ultima cena.
MARTEDI’ 29/1/08
Abbiamo il volo stasera, quindi passiamo tutto il giorno in spiaggia a Flic en Flac, noleggiando ombrellone e lettini (rm 400). Verso le 19.00 la nostra fidata Lemon Car ci scorta fino all’aeroporto. La lasciamo nel parcheggio, con le chiavi nel portabagagli e le porte chiuse. Qualcuno verrà a ritirarla…
Arriviamo a Venezia il giorno dopo, dove ci accoglie un cielo grigio che ci fa subito rimpiangere i colori  mauriziani.


Un bel viaggio, una destinazione non banale. Un’africa insolita, molto poco africana.
Colpisce la varietà di culture che “sembra “ convivere in piena armonia.
Indiani, creoli, cinesi, franco e anglo mauriziani che popolano questa isola bellissima mescolando i loro profumi, odori e colori.
Il curry, lo zenzero, il coriandolo, la gustosa frutta tropicale, il colore del cielo nuvole comprese, il vento, il caldo, le spiagge bianche con le palme e gli alberi di casuarina,
l’acqua cristallina ma con alghe, le macchine con gli alettoni, certi brutti ceffi, la musica indiana, le indicazioni stradali inesistenti, i poliziotti che sembrano modelli, l’abbigliamento taroccato, il succo di mango, la birra Phoenix, e tutto quanto non abbiamo fatto in tempo a vedere, ci hanno accompagnato in questa breve ma intensa avventura mauriziana.
La consiglio vivamente perché soddisfa tutti i gusti e tutti i budget. Soprattutto se vissuta in libertà, girellando qua e là.