normalmenteme
lunedì 20 febbraio 2012
UNA DONNA- GG
Una donna fasciata in un abito elegante
una donna che custodisce il bello
una donna felice di essere serpente
una donna infelice di essere questo e quello.
Una donna che a dispetto degli uomini
diffida di quelle cose bianche
che sono le stelle e le lune
una donna cui non piace la fedeltà del cane.
Una donna nuova, appena nata
antica e dignitosa come una regina
una donna sicura e temuta
una donna volgare come una padrona.
Una donna così sospirata
una donna che nasconde tutto
nel suo incomprensibile interno
e che invece è uno spirito chiaro come il giorno.
una donna che custodisce il bello
una donna felice di essere serpente
una donna infelice di essere questo e quello.
Una donna che a dispetto degli uomini
diffida di quelle cose bianche
che sono le stelle e le lune
una donna cui non piace la fedeltà del cane.
Una donna nuova, appena nata
antica e dignitosa come una regina
una donna sicura e temuta
una donna volgare come una padrona.
Una donna così sospirata
una donna che nasconde tutto
nel suo incomprensibile interno
e che invece è uno spirito chiaro come il giorno.
Una donna talmente normale
che rischia di sembrare originale
uno strano animale, debole e forte
in armonia con tutto anche con la morte.
Una donna così generosa
una donna che sa accendere il fuoco
che sa fare l’amore
e che vuole un uomo concreto come un sognatore.
Una donna che resiste tenace
una donna diversa e sempre uguale
una donna eterna che crede nella specie
una donna che si ostina ad essere immortale.
Una donna che non conosce
quella stupida emozione
più o meno vanitosa
una donna che nei salotti non fa la spiritosa.
E se questo bisogno maledetto
lasciasse in pace i suoi desideri
e se non le facessero più effetto
i finti amori dei corteggiatori
allora ci sarebbero gli uomini
e un mondo di donne talmente belle
da non avere bisogno
di affezionarsi alla menzogna del nostro sogno.
domenica 11 settembre 2011
Alla radio
Cavoli, si è messo anche a piovere. Il traffico sarà
impazzito e io sono già in ritardo.
Sono indecisa sulle scarpe. Sicuramente nere, ma quelle con
il laccetto alla caviglia o i tronchetti?
Vada per i tronchetti, considerando anche il tempo.
Spero che a lui piaccia questo nuovo vestito, ho mangiato
insalata tutta la settimana per farlo cadere perfettamente, anche se non avrà
molto tempo per osservarlo. Ma so che riuscirà lo stesso a spogliarmi con gli
occhi. Abbiamo appuntamento alle 14.00 per il caffè.
Finalmente ci vediamo e anche se per poco mi farò bastare
questo momento fino al prossimo incontro.
Salgo in macchina e accendo subito la radio. Tanto per
cambiare anche questa mattina si parla di rapporti di coppia.
Al telefono c’è Luisa. Ha una voce familiare ma non conosco
nessuno con questo nome
E’ sposata da 10 anni e ha un bambino di 7. Dopo la
gravidanza ha iniziato ad ingrassare e le tante diete non hanno portato nessun
risultato tanto che ha deciso di lasciar perdere e di convivere con i suoi 90
chili. A suo marito non piacciono le donne grasse e quindi anche se la ama, non vuole più fare l’amore con lei.
Ma io questa voce l’ho già sentita
Racconta che le manca molto l’intimità con il marito, che lo
desidera tanto e che soffre per
non essere la donna che lui vorrebbe.
Queste pause assomigliano a
quelle....
Ha anche proposto al marito il divorzio ma lui non ha
accettato perché comunque è felice e che trova che il loro sia un matrimonio
appagante e che non ha nessuna intenzione di lasciarla.
La risata nervosa è la stessa.
Qualcuno da dietro suona. E’scattato il verde ma i miei
occhi sono appannati e non riesco a vedere davanti a me.
Ma certo, era Giulia. Si è cambiata il nome, ma la voce ,
l’accento sono suoi. Era lei, coincidono anche gli anni di matrimonio, il
bambino, i suoi chili.
Sto galleggiando.
Sono in un grande acquario e i suoni mi arrivano ovattati,
l’acqua mi tiene sveglia ma il
corpo si è liquefatto. La mente è come un circuito automobilistico, dove i pensieri
sfrecciano, si rincorrono, cadono e poi si rialzano.
Ad un tratto, la vibrazione del telefono che mi annuncia
l’arrivo di un messaggio, ferma la corsa nella mia testa.
E’ Giulia, che mi augura buona settimana e conferma per
domani il pranzo delle ex colleghe.
Non rispondo. Anche le dita si sono sciolte.
Sono quasi le 14.00.
In bagno, davanti allo specchio vedo il mio viso tumefatto
come se mi avessero schiaffeggiato.
Cerco di
riconpormi ed esco.
Lui è li che mi aspetta , seduto ad un tavolino in disparte.
Mi sfiora la guancia con un delicatissimo bacio e mi
sussurra all’orecchio che sono bellissima, che quel vestito mi sta d’incanto.
Sorseggia il caffè raccontandomi di aver trascorso un fine
settimana pesante. Ha di nuovo affrontato l'argomento divorzio con Giulia, ma lei non vuole saperne. Il bambino,
la famiglia, il lavoro , i soldi, la casa…no, non lo lascerà mai libero.
Mi dice che lui è dispiaciuto, che soffre, che troverà una
via d’uscita, che mi vorrebbe sempre con sè, che vuole dei figli nostri, che mi
ama e non vuole più vivere senza di me, che, bla bla bla.
Il tempo a
nostra disposizione è scaduto. Mi saluta con la promessa di una telefonata,
forse una di queste sere riesce a passare e così potremo stare insieme, potremo
fare l’amore.
Torno verso l’ufficio, sotto la pioggia, con l’ombrello
chiuso in mano.
Rispondo al messaggio di Giulia. “Mi spiace, mi hanno appena
confermato per domani un pranzo di lavoro a cui non posso mancare. Salutami le
altre, a presto.”
Chiamo Boschetti e ordino per stasera la mia torta
preferita: mousse al cioccolato per sei.
Sei minuti
“-Ma chi me l’ha fatto fare ?-“
Ansimava e le gambe sembravano di
legno
“-Ma chi me l’ha fatto fare?-“
Ripeteva Lucia a se stessa con il cuore che stava
per scoppiare.
A 45 anni aveva deciso che era
arrivato il momento di iniziare a correre.
Footing, Jogging, Walking. Queste
parole riempivano la bocca delle sue
colleghe di banca. Loro
sembravano entusiaste, più toniche, qualcuna anche
dimagrita.
Aveva letto su “Donna in forma”
che a 40 anni si deve iniziare con sei minuti
di corsa per poi aumentare di
due, ogni volta successiva.
“-Non sembra complicato, in fondo
cosa sono sei minuti? Neanche il tempo
di iniziare e sono già a casa di
nuovo-“
Così quel lunedì sera dopo il
lavoro, tirò fuori le vecchie Adidas masticate
e gli unici pantaloni della tuta
che ancora le andavano. La felpa era quella
che ogni tanto usava come
pigiama, una sorta di coperta di Linus che le
trasmetteva tenerezza e
sostituiva quella carezza di cui nella sua vita aveva
imparato a fare a meno .
Abitava ai piedi dei Colli Berici,
quindi, le era bastato uscire dal cancello per
trovare un sentiero tranquillo adatto per l’occasione.
Iniziò camminando, almeno fino
alla curva , giusto il tempo di scompa-
rire alla vista dei vicini che
avrebbero trovato curiosa questa sua
nuova avventura.
Svoltato l’angolo, iniziò a
correre, lentamente, cercando di respirare
con il naso. Aveva dato
un’occhiata all’orologio, giusto
per non esagerare la prima volta. Era passato solo un
minuto.
“-Un minuto? Non è possibile,
sembrano almeno dieci-“
Il respiro si fece sempre più
rumoroso, come carta vetrata passata sui
polmoni. Le gambe si erano
irrigidite, incapaci di seguire i piedi
che invece accarezzavano il
terreno.
“-Ma se Vanna e Simona mi
raccontano di correre per 40 minuti?-“
Si fermò, sconfitta dalla sua non resistenza. Non
ce la faceva più, ed
aveva corso solo per tre minuti.
Si accovacciò sull’erba, cercando
di riprendere un colore più tenue perché
anche se non si vedeva, sapeva
che le sue guance avevano molto del cardina-
lizio.
Non appena il respiro tornò
normale si accorse di essere immersa nel silenzio.
Intorno a lei i colli si ergevano
fieri ma disponibili. Erano vivi e colorati e le
sussurravano, avvolgendola di
sensazioni.
Le stesse sensazioni che provava quando era in
viaggio, quando si ritagliava
degli spazi solo per lei per
entrare in sintonia con i luoghi
che scopriva.
E come ogni volta si sentiva viva
e protagonista del mondo a cui non era
facile appartenere.
Guardò l’orologio, ricordandosi
che doveva portare a termine il suo progetto.
Mancavano ancora tre minuti…
Ripartì di corsa, un po’
barcollante e dopo poco, di nuovo, ricominciò ad
ansimare.
Si fece forza , distraendosi con
i ricordi dei suoi viaggi e , quasi per
miracolo, arrivò alla curva che
la nascondeva da casa sua.
Percorse gli ultimi metri che la
separavano dal cancello, fiera della sua impresa!
Aveva rotto il ghiaccio.
Aveva corso per sei minuti. Si,
certo, non consecutivi, ma né la rivista (che
secondo lei aveva sbagliato
qualcosa ), né Vanna e Simona lo avrebbero mai
saputo.
Entrò in casa e decise di non infilarsi subito sotto la
doccia.
Il sudore le faceva
compagnia e sembrava orgoglioso di
lei.
Pensò che meritava un premio.
Si preparò tre spritz e sdraiata sul divano, li bevve ,
lentamente , uno dietro l’altro,
da sola
Si gratificò con sei minuti di
spritz.
26/04/2009
Binomio fantasma “viaggio-spritz”
Una femmina intelligente
Ciao, io sono Penelope. E sono una femmina. E anche
intelligente. Sono stata del tempo in un posto caldo e piccolo e lei continuava
ad accarezzarmi da fuori
E a parlarmi. Mi diceva che era felice che ero una
femmina e che mi sarei chiamata Penelope.
E che sarei stata una bambina intelligente perché lei
mi parlava e mi faceva ascoltare tanta musica.
La musica, non sempre mi piaceva. Quando cantava lei,
si che mi piaceva. Ha una bella voce, forte e calda e poi soprattutto la
riconosco.
Lei chi? Ah si,
dimenticavo, lei si chiama Mamma anche se qualcuno la chiama Gianna.
Altre voci con altre mani mi hanno accarezzato. l’Alice, la Fiorella, la Pina, la
Laura, l’Elisa e tutte mi dicevano che sarei stata bellissima e buonissima.
Stavo proprio bene. E’bello essere intelligente ed
essere Penelope.
Una mattina Mamma mi ha detto che era arrivato il
momento e che presto sarei venuta al mondo. Venuta al mondo? Chissà cosa
significava. Abbiamo fatto un giro in macchina e poi ho sentito che Mamma si
sdraiava. E poi non mi ha più parlato. Non mi piaceva.
Qualcuno la muoveva, mi faceva un po’ girare la testa
e poi ci hanno spostato in alto.
Ho iniziato a sentire voci diverse, fino a che all’improvviso una luce mi ha colpito
forte.
Ho iniziato a urlare. Uè uè uè. E poi freddo e poi
acqua e poi caldo. Mi hanno coperta con qualcosa di morbido e avvolto sempre
con qualcosa di morbido che però mi stringeva. E poi sentivo qualcosa di duro.
Degli spigoli. Non era come prima. Fino a poco fa era tutto morbido. Dopo che
mi sono abituata alla luce, ho iniziato a vedere cose strane. Cose che avevano
una voce che non conoscevo, cose che urlavano.
E poi qualcuno mi ha portato da lei. E allora siccome
io sono intelligente, ho capito che lei era Mamma. Se non lo avessi capito da
sola, lei me lo avrebbe subito
ricordato. E mi ha stretta forte, e mi ha baciata e mi ha detto tante cosine
vicino all’orecchio. Devo dire che Mamma mi piace,sto bene con lei. Mi ha dato anche una cosa buona da
mangiare, diversa da quella a cui ero abituata fino a poco fa nel posto caldo e piccolo. Dopo però ero stanca e allora mi sono riposata anche se devo ancora
abituarmi a questo posto un po’ duretto e dove non mi muovo tanto.
Dopo qualche giorno, in cui ho mangiato sempre la
stessa cosa, siamo andate a casa.
Così ha detto Mamma: “eccoci
finalmente a casa, mia cara Penelope”Mi ha fatto vedere tante stanze
diverse e mi ha detto che una sarebbe stata la mia. Aveva un colore diverso
dalle altre. Mi sembra bella,
vediamo anche quanto tempo ci devo passare.
Un po’ siamo state sole ma poi sono iniziate ad
arrivare le voci e questa volte le ho viste e riconosciute. Che belle queste
femmine, mi hanno abbracciata e accarezzata, e mi hanno anche dato tanti
bacini. Hanno portato tante cose colorate che girano e altre uguali a quelle
che ho addosso ma dello stesso colore della mia stanza. Io però avevo fame e
speravo veramente di mangiare qualcosa di buono. Invece è arriva la stessa
pappa.
Io e mamma stiamo bene insieme. Lei mi parla ancora di
più e mi fa ascoltare anche tanta musica.
Poi mi porta anche in giro, a volte fa freddo ma lei
mi mette addosso tante cose morbide e anche se non mi muovo tanto, sono
contenta. Mi mette in una cosa che lei chiama culla, che continua a spingere e
così io mi muovo davanti a lei.
Vedo tanti colori diversi,, E anche femmine che mi chiamano Penelope.
Stasera ho visto Mamma correre avanti e indietro e
parlare tanto con la Marisa. Ah mi ero dimenticata la Marisa. Sta insieme a
noi, ma in una stanza più lontana e fa tutte le cose che le dice Mamma. Quando Mamma non c'è o è stanca io lei
stiamo insieme. Anche lei canta,
ma non ha la voce forte di Mamma.
Sussurra e mi dondola. Mi fa riposare, dopo che ho la
pancia piena di quella roba che oramai mi faccio piacere perché non mi danno
altro.
Poi ho cominciato a sentire della musica. ma veloce,
un colpo e via. E ogni volta Mamma
apriva la porta. Prima è arrivata
la Pina , poi la Fiorella. Care le mie voci. Poi anche la Irene e la
Giorgia. Me le ha presentate . E poi ho sentito invece delle voci nuove,
diverse dalle solite. Mi
hanno accarezzata e una mi ha dato
un bacino ma io ho sentito male. Che succede,?che dolore sul mio faccino. E poi
che odore !. Anche la Pina ha un odore diverso da Mamma, ma questo è proprio strano.
“Penelope, questo è Luciano ” ha detto Mamma .” E
questo invece è Eros. Fai un
sorriso ai tuoi nuovi amici”
Uè Uè Uè. Che paura. E che femmine sono queste? Uè uè
uè.
Finalmente Mamma mi ha portato nella mia stanza e mi
ha tranquillizzata.
Mi ha spiegato alcune cose e siccome sono una bambina
intelligente
ho capito che esistono anche i maschi.
Sono diversi da noi femmine e non sono
tanti come noi.
Insomma, oltre alla solita pappa, devo farmi piacere
anche questi maschi!
Perchè scrivo
Perché così non rischio di
balbettare o di mangiarmi le parole.
Perché nella scrittura non esiste
il singhiozzo
Perché almeno mi posso ritagliare
del tempo per me , solo per me
Perché se scrivo bugie non mi si
dovrebbe allungare il naso
Perché le storie sono tante,
milioni di milioni .
Perché vorrei far parte di una
storia,
o della storia?
Perché almeno ho una scusa per
smettere di guardare Realtime tv , che è diventata una droga
Perché posso cancellare,
aggiungere, correggere, integrare, tagliare
Perché posso sottolineare, usare
il grassetto, il corsivo o lo stampatello, e i punti le virgole,
insomma tutta, proprio tutta, la
punteggiatura.
Perché posso essere uomo donna giovane vecchia adulta o bambina.
Ed essere più cattiva che in
realtà, o finalmente buona,
Perché quando racconti di far
parte di un gruppo letterario che si diverte scrivendo e leggendo, si hanno due
reazioni completamente opposte: di ammirazione o di pena. Ammirazione perché vedono
in te una persona impegnata che potrebbe scalare la classifica dei best seller
più venduti o vincere il Premio Strega. Pena , perché “ certo questa è proprio
strana!”
Perché mi piacerebbe scrivere
della mia vita e magari capirla una volta per tutte.
Perché vorrei scoprire se
ingoiando un arcobaleno le parole uscirebbero colorate.
Perché improvvisamente,dolcemente,banalmente,semplicemente,nervosamente,rabbiosamente,
placidamente,raramente, allegramente, stranamente, sono assolutamente ,
indiscutibilmente da evitare
Perché è divertente pensare ad un
elenco del perché scrivo
e perché Laura Liberale è così
trascinante che mi piace fare
i compiti che ci assegna.
Perché è curioso scrivere del
perché scrivo, quando in realtà , praticamente, non scrivo .
sabato 10 settembre 2011
Mauritius: 10 giorni a spasso con la Lemon Car
La
scelta di Mauritius è stata abbastanza casuale. Cercavamo una meta dove
riposare al caldo senza dover troppo pensare. Mi spaventava un po’ l’eventuale
banalità del luogo, con binomio mare + villaggio + all inclusive + escursioni
intruppate.
Abbiamo
ovviato a tutto ciò acquistando il solo volo e noleggiando un auto che ci
permettesse comunque di sentirci sempre un pò viaggiatori.
La
nostra scelta si è rivelata ottimale, e Mauritius ci ha accolto in tutto il suo
splendore e la sua ricchezza , non solo legata alle pur famose spiagge.
SABATO 19/1/08 arrivo DOMENICA 20/1/08
Partiamo
da Venezia con Emirates .Dopo 12 ore di volo più 3 di scalo a Dubai, atterriamo
all’international Airport Sir See Wosagur Rmgoolam di Mauritius.
Abbiamo
prenotato su internet una macchina senza che ci venisse chiesto alcun acconto o
carta di credito a garanzia. Quindi quando il moretto ci ha accolto con il
cartello con il nostro nome, fuori dall’aeroporto, ne siamo rimasti sorpresi.
Il
contratto viene stipulato manualmente seduti in macchina nel parcheggio.
Paghiamo l’intero importo del noleggio cash (eur 250 per 10 giorni) e prendiamo
possesso della nostra macchinetta, una Hyundai Atos giallo limone , grande poco
+ di una scatola di tonno, con guida a sinistra e da oggi denominata Lemon Car.
La
prima fermata è a poche centinaia di metri per il pieno. La benzina costa circa
1 eur al litro.
Imbocchiamo
l’autostrada verso Nord. Facciamo uno stop per comprare dell’acqua perché in
poche decine di minuti abbiamo già sudato l’impossibile. Il caldo è intenso e
l’umidità si fa sentire.
Deviamo
in una strada laterale dove vediamo l’insegna di un bar. Improvvisamente sembra
di essere catapultati in un altro
paese. Indiani, strade indiane, spazzatura indiana, locale indiano, bambino
indiano (ma con scarpe).
Compro
una bottiglia di acqua fresca da lit 1,5 (18rm meno di 50 centesimi) e pensando
di aver sbagliato continente (ma non era Africa?) proseguiamo il trasferimento
verso nord.
L’aria condizionata è soft
(talmente soft da non sentirsi), tanto che sono + refrigeranti i finestrini
aperti.
Oggi
è domenica quindi non incontriamo tanto traffico. Non piove (anche se le nubi
ci fanno sempre compagnia), quindi saranno tutti in spiaggia.
Arriviamo
dopo un’ora e mezzo circa a CAP MALHEUREX, all’estremo nord e ci sistemiamo in
uno studio a pochi metri dal mare nel complesso Kuxville gestito da una
famiglia di tedeschi.
La
camera è semplice ma confortevole e abbiamo una veranda con annesso piccolo
cucinotto. Si è subito in spiaggia (anche se qui è mignon) e c’è un giardino
con sdraio, tavolini e alberi dove poter ripararsi all’ombra.
Mi
rendo conto che dovrò sopravvivere agli animali con cui conviverò per tutto il
periodo (zanzare, geki, scarafaggi, uccelli, insetti vari…), ma è caldo, è la
stagione umida quindi non posso chiedere alla Natura di cambiare il suo corso
per me. Sarà una lotta all’ultimo sangue ma cercherò di resistere. Intanto ho
già preparato i due metri di zanzariera fai da te, con cui mi coprirò durante
la notte e che diventerà la mia seconda pelle.
Ci
sdraiamo all’ombra in riva al mare. E’caldo ma ventilato e dormicchiamo un po’
cercando di riposarci dopo la notte “quasi insonne” in aereo.
Nel
tardo pomeriggio con la lemon car usciamo per esplorare la zona circostante.
Raggiungiamo
PEREYBERE, una bella piccola baia , che oggi, essendo domenica, è invasa dai
mauriziani che si godono la giornata in spiaggia, o in pineta facendo picnic
con tutta la famiglia. Passeggiamo, mischiandoci con i locali e bevendo
qualcosa in uno dei tavolini all’aperto.
Ci
spostiamo più ad est, a GRAND BAIE dove ceniamo al Caffè de la Plage che ha una
splendida terrazza affacciata sul mare. Cena discreta, cameriere non troppo
simpatico.
LUNEDI’ 21/1/08
Ci
svegliamo tardissimo e cerchiamo di capire come funziona la colazione. Arriva
la cameriera/cuoca, una ragazza di origine indiana (strano…)e ci prepara nel
piccolo cucinino la colazione con caffè, thè, baguette tostata burro e
marmellata. Mangiamo ammirando all’orizzonte COIN DE MIRE, l’isolotto a forma
di cuneo che si trova davanti a noi a 4 km dalla costa. La mattinata scorre
veloce tra internet e supermercato a Grand Baie. Decidiamo di fermarci in
spiaggia a Pereybere, oggi molto + tranquilla, con solo qualche turista. Noleggiamo
ombrellone e due lettini per 500 rm (circa 12 eur). Stiamo tassativamente
all’ombra e ci concediamo due bagni rinfrescanti nelle acque cristalline di
questa piccola spiaggia.
Tornando
verso Cap Malheurex ci fermiamo ad ammirare e fotografare la carinissima chiesa
dal tetto rosso, in questo piccolo villaggio di pescatori.
Torniamo
al Kuxville dove la cuoca ci ha appena preparato la cena. Sono le 18.00 passate
da poco, ma lei aveva l’ultimo autobus per rientrare a casa.
Siccome
per pranzo abbiamo mangiato solo una piccola quiche decidiamo di
fiondarci
sulla cena. Pollo al curry, riso bianco, insalata mista, papaya ed ananas per
dessert. Il frigo è pieno di birra e vino. Possiamo veramente sbizzarrirci. Una
vera bontà….
Arriva
un breve temporale accompagnato da vento forte ma la
nostra veranda è riparata, quindi possiamo rimanere seduti ad aspettare il
tramonto (verso le 19.00).
Siamo
noi, il vento, le onde e qualche uccellino. Il “silenzio” della natura.
MARTEDI 22/1/08
Oggi
è festa nazionale, una festa indù/tamil chiamata Cavadee. Assistiamo subito al
passaggio di una processione sulla strada davanti al nostro studio. Mi ripeto,
mi sembra di essere nel Tamil Nadu. Uomini che per penitenza si trafiggono il
corpo di aghi e si forano la lingua e le guance con degli spilloni e camminano
portando un arco di legno ricoperto di fiori, una sorta di altare.
E’spettacolare e la partecipazione è massiccia. Questo dimostra quanto la
comunità di origine indiana sia in maggioranza in questa isola (circa il 70%) e
quanto le loro tradizioni si siamo mantenute e tramandate negli anni, da quel
lontano 1835 quando arrivarono in massa per lavorare come braccianti nelle
tante piantagioni di canna da zucchero.
Ci
dirigiamo verso Trou D’eau Douce e l’ile Aux Cerfs. Impieghiamo due ore
abbondanti perché lungo il percorso ci
imbattiamo in un’altra processione per il Cavadee ed il traffico viene
bloccato fino al suo passaggio. Inoltre sbagliamo anche strada, vagando per la
campagna, alla ricerca di inesistenti indicazioni stradali.
Finalmente
prendiamo la barca che in 15 minuti ci porta a l’ ILE AUX CERFS, con la vichy
tours per rm 250 a testa.
Vicino
all’attracco della barca ci sono centinaia di persone, praticamente non c’è un
buco libero per stendere l’asciugamano. Basta però allontanarsi a piedi 10/20
minuti e ci si può stendere in quasi totale tranquillità. L’isola è molto bella
e varrebbe la pena di spenderci più tempo, magari in un giorno non festivo e
con un caldo meno opprimente. Rientriamo verso le 15.00 anche perché il cielo
si sta coprendo velocemente. Riusciamo infatti a scampare ad un forte temporale
che si abbatte su di noi non appena saliamo sulla nostra Lemon Car.
Ritorniamo
verso Cap Malheurex percorrendo la strada costiera orientale e ci fermiamo ad
ammirare la bella spiaggia di Belle Mare.
Decidiamo
di cenare a Grand Baie in un ristorante italiano Luigi’s che ha buoni commenti
sulla Lonely Planet. E’famoso anche per la pizza ma noi preferiamo concentrarci
sul pesce. Non ci delude.
MERCOLEDI’ 23/1/08
Ci
spostiamo a TROUX AU BICHES, all’Hotel Le Sakoa dove dormiremo le prossime due
notti. Bellissimo hotel, con poche camere ma quasi sempre completamente
esaurito e prenotato con notevole anticipo. La camera da letto è enorme, si
trova al primo piano con una terrazza che da sul giardino e abbiamo anche una
cucina attrezzata. Dopo aver sistemato i bagagli la Lemon Car ci porta agli
splendidi giardini botanici di PAMPLEMOUSSES, il regno delle palme e delle
ninfee giganti. L’ingresso è a pagamento (100 rm) tranne la domenica e i giorni
festivi. All’uscita dalla visita ci concediamo un pranzo veloce in uno dei
tanti baracchini per strada dove mangiamo i migliori Mine frit di tutta la
vacanza (tagliolini cinesi saltati con verdura e carne) e dei Roti, una sorta
di pane chapati o piadine conditi con delle salse ai legumi. Una delizia per il
palato, costata neanche due euro (coca cola inclusa). La parte più
folkloristica è stata il lavaggio del piatti su cui abbiamo mangiato, ma oramai
credo che ad ogni viaggio aumentino i nostri anticorpi.
Visitiamo
subito nelle vicinanze L’aventure Du Sucre, vecchia fabbrica di zucchero di
5000 metri quadrati riconvertita in un museo che mostra tutti i segreti e la
storia della fabbricazione dello zucchero di canna (ingresso rm 350 a persona).
Ogni
tanto incontriamo delle piogge torrenziali, ma fortunatamente sempre quando
siamo in macchina. Torniamo verso Troux au biches, passando da Pointe aux
Piments, attraversando immensi campi di canna da zucchero.
Rimaniamo
in spiaggia fino al tramonto, sfuggendo ad una breve pioggia, riparandoci sotto
l’ombrellone.
Ceniamo
all’Assiette du Nord, sempre consigliato dalla Lonely Planet (eur 25 in due),
locale semplice ma piacevole e con camerieri molto disponibili. Assaggio i
calamari con la salsa rougaille fatta con pomodori locali, cipolla, erbe
aromatiche, aglio, zenzero, peperoncino.
GIOVEDI’ 24/1/08
Dopo
colazione partiamo per visitare la capitale , Port Louis. Prima di entrare in
città ci fermano dei vigili dicendo che stavamo superando il limite di velocità,
65 km/h invece di 60. Andrea si è un pò impuntato perché aveva appena guardato
il contachilometri e non stava superando i 60, così come tutti gli
automobilisti che ci attorniavano visto che c’era piuttosto traffico. Voleva
molto probabilmente mostrare la sua superiorità, anche perché non aveva nessun
strumento per misurare la velocità. Dopo qualche domanda di rito e senza
controllare i documenti ci ha comunque subito lasciato andare senza problemi.
Parcheggiamo
al Caudan Waterfront, un centro commerciale elegante e di gusto molto
occidentale, e raggiungiamo a piedi il caotico centro città dominato
soprattutto dal mercato quotidiano dove però non ci siamo trattenuti molto,
visto che alla fine era rivolto soprattutto ai turisti con la vendita di souvenirs
vari. Abbiamo passeggiato per il quartiere cinese, ammirando la tanta operosità
che distingue questo popolo e i tanti e vari negozi di ogni genere. Siamo
tornati al Waterfront dove abbiamo pranzato velocemente con un Kebab.
Riprendendo la macchina abbiamo notato un mercato più locale e vero, di frutta
e verdura, dove però abbiamo deciso di non fermarci perché eravamo stremati dal
caldo. Lungo la strada di ritorno ci siamo fermati in due Factory outlet, che
richiamano sciami di turisti alla ricerca della maglietta griffata. Si,
effettivamente ci sono cose carine, anche non molto costose e di buona qualità
ma alla fine si tratta di imitazioni dei marchi più in voga (Gucci, Dolce e
Gabbana, Diesel, ecc. ecc.)
Passiamo
il pomeriggio in spiaggia all’hotel Sakoa e oggi il tempo è decisamente
migliore.
Ceniamo
nel romantico e suggestivo “La Cravache d’or”, accompagnati da musica jazz di
sottofondo e dal rumore del mare . Mangiato molto bene, una menzione speciale
il dessert: millefoglie di mele alla cannella con crema alla vaniglia.
VENERDI 25/1/08
Lasciamo
Le Sakoa per dirigerci più a sud, FLIC EN FLAC dove la proprietaria di una
guest house che abbiamo contattato e che era piena, ci ha trovato un
appartamento per le ultime 4 notti. Ci impieghiamo un’ora e mezza circa, anche
perché la strada è sempre la stessa e ripassa da Port Louis. L’appartamento è
piacevole, si trova dall’altra parte della strada rispetto alla spiaggia,
vicino a molti ristoranti. Pranziamo con
Mine frit e dim sum, al baracchino in pineta e passiamo il resto del
pomeriggio in spiaggia. Per la cena ci siamo aggregati agli ospiti della Sig.ra
Kit della guest house, che una volta a settimana mette in pratica il suo corso
di cucina utilizzando prodotti locali. Ci troviamo ad una tavolata di 10 persone,
tedeschi, francesi, spagnoli e noi italiani. Una piacevole serata e del buon
cibo per soli 8 eur a persona (bevande escluse che ogni ospite si è portato).
Concludiamo la serata al casinò di Flic en Flac, dove Andrea riesce a vincere
puntando sul 14. Praticamente ci viene gratis la cena di ieri sera a La
Cravache d’Or.
SABATO 26/1/08
Stanotte
non abbiamo chiuso occhio, causa il caldo. La camera da letto si trova
sottotetto ed è praticamente un forno. C’è l’aria condizionata ma non
l’accendiamo perché si trova a 5 centimetri dalla testa ed è molto rumorosa.
Per
la colazione ci arrangiamo in appartamento,avendo ieri sera provveduto a fare
la spesa al locale supermercato.
La
Lemon Car ci scorta verso il centro sud. Visitiamo infatti le terre colorate di
CHAMAREL un parco dove si trova del terreno ondulato di differenti colori, un
fenomeno naturale di origine vulcanica.Ci sono anche delle belle cascate a
strapiombo sulla rigogliosa vegetazione tropicale. Da Chamarel, una suggestiva
strada tutte curve ci porta a sud, dove percorriamo la strada costiera,
passando per BAIE DU CAP fino ad arrivare a SOUILLAC e fermarsi ad ammirare la
meravigliosa e selvaggia spiaggia di GRIS GRIS con le scogliere a picco sul
mare. Ci concediamo uno squisito pranzo a base di aragosta da Chez Marie (rm
1600).
Visitiamo
a poca distanza LA VANILLE RESERVE dove oltre a coccodrilli, iguane,
pipistrelli, serpenti immersi in una natura lussureggiante formata da banani,
palme e bambù giganti, vediamo per la prima volta le tartarughe giganti
terrestri. Belle imponenti, sembrano veramente degli animali preistorici
arrivati a noi.
Riprendiamo
la strada costiera per il rientro, passando per la bellissima penisola di LE
MORNE, sovrastata dall’imponente picco alto 556 mt.. Ci fermiamo per un paio
ore di riposo in questa spiaggia, insieme ai tanti mauriziani che si godono il
giorno festivo. Prima di rientrare a Flic en Flac, passiamo per la baia di
Tamarin caratterizzata dalle saline e famosa per il surf.
Prenotiamo
per la cena da Chez Pepe, a pochi metri dal nostro appartamento. E’sabato sera
e tutti i mauriziani usano uscire per cena. E’ un ristorante italiano dove
mangiamo del discreto pesce.
DOMENICA 27/01/08.
Altra
notte in bianco. Oltre al caldo opprimente, stanotte sulla strada principale si
sono tenute le corse automobilistiche clandestine. I “ganzi“ del posto lanciano
le loro auto truccate con marmitte raddoppiate ed alettoni, a folle velocità e
continuano a sgommare e frenare. Urlando e ascoltando musica ad alto volume. Questo alle 4/5 di mattina.
Fino a che, ad un certo punto, abbiamo sentito uno schianto e le corse sono
cessate. Credo siano arrivati dei vigili, perché alla fine sono andati via
tutti. Ecco, questo è il divertimento dei giovani mauriziani.
Oggi
andiamo a QUATRO BORNES, una cittadina residenziale che si anima il giovedì e
la domenica per il suo mercato famoso soprattutto per la varietà di tessuti.
Sembra che i prezzi siano bassissimi e la qualità buona, ma io non ho trovato
niente di eccezionale. Oltre tutto nessuno contratta…forse non siamo bravi noi.
Da
Quatro Bornes raggiungiamo EUREKA una casa creola del 1830, restaurata e aperta
la pubblico che vanta 109 porte. Interessante anche perché si trova in un bel
giardino e ha mantenuto l’arredamento originale. Vi si trova inoltre un
ristorante che utilizza la cucina originale della casa, con tutti i suo
utensili e che prepara piatti tradizionali creoli.
Torniamo
a Flic en Flac , dove acquistiamo al baracchino dei Roti e del riso fritto che
consumiamo nel nostro appartamento. Passiamo il pomeriggio in spiaggia.
Cena
da Leslie restaurant, sempre consigliato da Lonely planet. Semplice ed
economico, con una cameriera dallo splendido sorriso.
LUNEDI 28/1/08
Ripassando
da Quatro Bornes, andiamo a CUREPIPE. Prima visitiamo TROUX AUX CERFS, un
cratere di un vulcano spento , con una circonferenza di 1 km, il cui fondo è
ricoperto di alberi.Si trova un po’ in alto rispetto alla città e permette di
ammirare uno splendido panorama sulla parte occidentale dell’isola.
Parcheggiamo in centro a Curepipe e facciamo una passeggiata per questa
tranquilla cittadina residenziale ricca di negozi e ristoranti.
Torniamo
a Flic en Flac per un pranzo veloce ed un pomeriggio in spiaggia.
Cena
a Bois Noir. Piccolo locale con personale gentile, dove consumiamo una
piacevole ultima cena.
MARTEDI’ 29/1/08
Abbiamo
il volo stasera, quindi passiamo tutto il giorno in spiaggia a Flic en Flac,
noleggiando ombrellone e lettini (rm 400). Verso le 19.00 la nostra fidata
Lemon Car ci scorta fino all’aeroporto. La lasciamo nel parcheggio, con le
chiavi nel portabagagli e le porte chiuse. Qualcuno verrà a ritirarla…
Arriviamo
a Venezia il giorno dopo, dove ci accoglie un cielo grigio che ci fa subito
rimpiangere i colori mauriziani.
Un
bel viaggio, una destinazione non banale. Un’africa insolita, molto poco
africana.
Colpisce
la varietà di culture che “sembra “ convivere in piena armonia.
Indiani,
creoli, cinesi, franco e anglo mauriziani che popolano questa isola bellissima
mescolando i loro profumi, odori e colori.
Il
curry, lo zenzero, il coriandolo, la gustosa frutta tropicale, il colore del
cielo nuvole comprese, il vento, il caldo, le spiagge bianche con le palme e
gli alberi di casuarina,
l’acqua
cristallina ma con alghe, le macchine con gli alettoni, certi brutti ceffi, la
musica indiana, le indicazioni stradali inesistenti, i poliziotti che sembrano
modelli, l’abbigliamento taroccato, il succo di mango, la birra Phoenix, e
tutto quanto non abbiamo fatto in tempo a vedere, ci hanno accompagnato in
questa breve ma intensa avventura mauriziana.
La
consiglio vivamente perché soddisfa tutti i gusti e tutti i budget. Soprattutto
se vissuta in libertà, girellando qua e là.
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